Finché dura l’inverno

– Chi siete?- Chiese la voce dall’altoparlante appeso sul muro.

– Siamo i bambini della 2B della scuola Carducci di Torino!- Risposero in coro i bambini.

– Quanti siete?- Riprese la voce.

–  Quindici!- Urlarono i bambini.

– Ditemi bambini, che cosa volete?-

– Vogliamo il calendario di Gennaio.-

– Il calendariooooo? Ma ormai è troppo tardi, è già passato metà mese!-

Prese la parola un bambino biondo: – Il mio papà dice che finché dura l’inverno siamo in tempo a fare qualsiasi cosa. E l’inverno è lungo, molto lungo!-

– Ma il tuo papà è finlandese- ribatté luna bambina accanto a lui. – Qui l’inverno dura meno…-

– Già – continuò il bambino biondo- Ma ce la facciamo. Non sono ancora arrivati i giorni della merla…-

– I giorni di chi?- Chiese la voce.

– Della merla- Questa volta a parlare era una bambina castana. Doveva essere  molto timida perché aveva la voce sottile e ogni tanto guardava in basso. – ‘La leggenda dice che una merla si rifugiò con i suoi pulcini in un comignolo negli ultimi tre giorni di gennaio, per ripararsi dal freddo. Quando uscirono, il primo febbraio, erano tutti sporchi di fuliggine e da quel giorno i merli femmina e i pulcini sono grigi; invece i maschi sono neri’. –

La bambina fece una pausa e poi riprese: – ‘Al mio gemello, però, che è in un’ altra classe, hanno raccontato un’altra storia… la storia di una signora che doveva oltrepassare un fiume e aspettò che fosse ghiacciato. Si vede che i grandi non sono proprio proprio sicuri di come siano andate le cose. Ne abbiamo parlato con la mamma; lei ci ha detto che le leggende non sono la storia vera, sono dei racconti che spiegano in modo fantasioso certi avvenimenti. Io e il mio gemello allora abbiamo pensato così, che quando non facciamo i compiti basta inventare una leggenda e nessuno ci può brontolare!’-

I bambini si misero tutti a ridere, la maestra con loro.

– È un po’ come succede nelle poesie- intervenne un bimbo magrolino che aveva seguito il discorso con attenzione. – Piacciono alle persone perché raccontano cose che sono nel cuore di tutti. -Fece una pausa e poi disse: -Io le poesie le so scrivere-

– Ah si?- Disse la voce – E su cosa le scrivi?-

– Sul calcio.- rispose il bimbo.- E qualche volta sulla mia migliore amica a cui voglio tanto bene. Ma quelle non le faccio leggere a nessuno-

– Fai bene – aggiunse la voce.- Certe cose vanno tenute per sé.  La profondità del cuore è un luogo molto privato.-

– Certi cuori sono così profondi che a mala pena se ne sente il rumore- Aggiunse un bambino con gli occhi orientali.- Ma parlano lo stesso, bisogna solo allenarsi per capire che cosa dicono. I bambini speciali, per esempio, hanno le parole fini e leggere, quasi trasparenti. Allora sai come si fa a sentirli? Si guardano negli occhi o si prendono per mano, ci si siede accanto e si lascia che la vicinanza parli per noi. Dopo un po’ si riconoscono i sentimenti e anche qualche pensiero.-

La maestra sorrise e trattenne una lacrima di commozione. Ruppe il silenzio una bambina piccola piccola, esile e assai sbrigativa:

– Allora, questo calendario ce lo dai o no?-.

-E come facciamo con i giorni già passati?- Chiese la voce.

-Semplice- Rispose la bambina- Basta scriverci cose passate.-

-Ohhhh- fecero gli altri bambini all’unisono, in un coro di sorpresa. – Un calendario che viaggia nel tempo! Possiamo scriverci che cosa abbiamo fatto quando eravamo insieme.-

-Che idea meravigliosa! – esclamò la maestra- un calendario della nostra memoria.-

-Affare fatto- concluse la voce dall’altoparlante- Mi avete convinto; ecco Gennaio-.

La maestra accese la stampante e uscirono due copie. I bambini le presero e ci appuntarono due scritte: ‘Giorni passati’ sul primo foglio, ‘giorni futuri’ sul secondo.

Poi le affissero, una sulla lavagna e una sul muro in fondo alla classe.

La maestra li guardò; erano belli, bellissimi seduti in mezzo tra le cose successe e quelle ancora da inventare; cercò dentro di sé le parole per descriverli e alla fine, dopo aver pensato e ripensato, scelse semplicemente queste: erano una magnifica estensione di presente.

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