L’irresistibile istinto a misurare

Misurare significa confrontare, creare un rapporto tra l’oggetto e un’unità di misura capace di mettere in luce una qualità e oscurare momentaneamente le altre. Misuriamo la lunghezza di un tavolo, la velocità di una corsa, la temperatura di una stanza; il risultato è un numero che interpreta la realtà e descrive una grandezza. Raramente è un valore intero, il più delle volte otteniamo un numero razionale che occupa una posizione intermedia tra un passo e il suo successivo, una cifra decimale che può essere scritta sotto forma di frazione.
Le frazioni sono numeri doppi che contengono doppie informazioni. il denominatore racchiude la quantità su cui imbastire il paragone e vincola il risultato a un riferimento che in qualche modo ne descrive la dimensione; su quel parametro il numeratore tira le fila del conteggio e quantifica la grandezza. Se un filo  misura 2  metri e 20, significa che la sua lunghezza è i 22 decimi di quella del metro; la decima parte del metro fornisce il campione per la valutazione e il 22 al numeratore esprime il numero esatto di volte in cui questa rientra sul filo.
I numeri razionali sono cifre amanti della precisione che utilizzano la virgola per esprimere dettagli e particolari minuziosi. La radice in comune con ragione indica un legame da cui questi simboli prendono vita, una relazione tra interi da cui germoglia un quoziente utile a descrivere realtà diverse.
La propensione a misurare soddisfa il nostro bisogno di gestire il concreto e traduce l’apparenza in verità, asseconda l’ambizione inappagabile di dominare il grande e scandagliare il piccolo mentre tenta di fissare dei paletti capaci di stabilire quanto valgano realmente il tanto del tanto e il poco del poco. Calibriamo il dentro e il fuori in un gioco di equilibrio che mette in campo intuito, sensi e sensazioni secondo parametri di riferimento che sono insieme privati e universali. Succede così che misuriamo la bellezza con l’armonia, la difficoltà con la paura, la qualità della vita col tempo in cui siamo stati felici. Valutiamo gli errori con il silenzio della distanza, l’altruismo con l’empatia, la passione con la capacità di tenere la mente dove abbiamo il corpo e il cuore.

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