Ramanujan

La lettera di Ramanujan arrivò sulla scrivania di Hardy nel Trinity College di Cambridge.
‘Distinto Signore, ho circa 23 anni di età e nessuna istruzione universitaria. Mi permetto di chiederLe di guardare i lavori qui allegati; non ho presentato i calcoli reali né le espressioni che ho adottato, però ho indicato il procedimento che seguo. Se Lei si convincesse che c’è qualcosa di valore mi piacerebbe pubblicare i miei teoremi, dato che sono povero. A causa della mia poca esperienza terrei in grande considerazione qualunque consiglio Lei volesse darmi. Chiedo scusa per il disturbo che arreco e resto a Sua completa disposizione’.
Hardy prese in mano il lavoro, 120 teoremi e una moltitudine di formule. Lo guardò e passò il pacco al suo collaboratore più fidato, John Edensor Littlewood. ‘È il solito pazzo delirante che si è perso nel conteggio dei numeri primi. Ci sono formule inverosimili e scritture prive di significato; è un compendio di risultati davvero bizzarri’. Hardy richiuse la lettera, annoiato e irritato per la perdita di tempo.
Ma di lì a poco un pungolo cominciò a ronzargli nella testa, qualcosa di inafferrabile e di indefinito attraversava come un’ombra i suoi pensieri e piano piano fece germogliare il dubbio. Dopo cena Hardy chiamò di nuovo Littlewood nella sua stanza, ripresero il manoscritto e lo lessero di nuovo. Fu una notte di supposizioni, di ipotesi, di tentativi e di interpretazioni; la notte dell’enigma da risolvere e la notte dell’emozione. Si resero conto che quelle pagine non contenevano le elucubrazioni di uno spostato ma i risultati di una mente incolta e geniale; erano le scoperte sorprendenti di un uomo con il dono dei numeri e privo di formazione.
Hardy e Littlewood rimasero così, turbati e attoniti, con la meraviglia di chi assiste alla nascita di un’opera d’arte e non è preparato. Si trovarono fermi in un istante di sussulto tra la stanchezza e la gioia, ammutoliti da un percorso inaspettato e incantati dalle idee che prendevano forma. Restarono zitti come si resta di fronte al talento, poi lentamente ripresero fiato, si strinsero la mano e sorrisero. Arrivava l’alba.

Potrebbero interessarti anche...