Numeri primi

Mi prese per mano e aprì la porta. Le finestre erano socchiuse, si vedevano le sagome confuse dei mobili e di qualche oggetto difficile da identificare. Mi fece cenno di entrare e io entrai.
Andò al centro della stanza e accese il proiettore sulla scrivania; poi ne accese un altro e un altro ancora finché le quattro pareti furono completamente illuminate. C’erano cifre su tutti i muri, numeri in sequenza che si susseguivano l’uno dopo l’altro in ordine crescente a partire dal primo, il numero uno.
Rimasi lì, in mezzo a quel cielo di cifre che si dipanava davanti e dietro ai miei occhi ovunque io potessi guardare.
– Che cosa vedi? – Mi chiese
– Numeri interi, più di quelli che riesco a contare.
– E poi?
– Alcuni sono rossi, fitti all’inizio e poi sempre più radi.
Ne lessi qualcuno a voce alta quasi per prendere tempo, come se il suono della lettura potesse avvicinarmi al ritmo di quella successione e me ne offrisse l’essenza.
– 2,3,5,7,11,13,17,19…sono i numeri primi.
– Esatto. Numeri puri, che non si ottengono dal prodotto di altri numeri; quantità divisibili solo per sé stesse che danno vita a tutte le altre. Formano un insieme caotico, nessuno è riuscito a scoprire il criterio con cui compaiono tra le altre cifre perché seguono una distribuzione apparentemente casuale. Una cosa però è certa, sono molti all’inizio e man mano si diradano. Rallenta il ritmo della loro comparsa tanto che se continuiamo a contare fino a valori molto grandi, da un certo punto in poi ci troviamo a brancolare nel buio: non abbiamo la minima idea di dove si trovi il numero primo successivo a quello che abbiamo raggiunto, sappiamo solo che esiste e che prima o poi lo incontreremo.
Fece una pausa, io rimasi zitta nel boato silenzioso di quei segni che mi giravano attorno. Poi riprese:
– Ecco vedi, i numeri primi sono i baci delle madri; entità purissime impossibili da scomporre. Sono grandezze cristalline che modellano la natura di tutti gli individui, gesti di felicità incondizionata immuni da ogni compromesso. Sono attimi di dolcezza infinita sulla retta del nostro tempo ed esistono per il solo fatto di esistere: la loro luminosità istintiva sbriciola ogni tentativo di giustificazione. Sono tanti nei primi anni di vita perché devono creare dei ricordi così forti da risultare vivi per sempre. Come la fortuna del principiante, costruiscono l’idea che si può vincere ancora; come il vento a favore nel primo viaggio alimentano la sensazione che si può ancora navigare. Sono il bacio sulla fronte di chi ci guarda partire, accendono la fiaccola che ci convince a tornare.
Sentii un’inflessione nella sua voce mentre pronunciava queste parole, conoscevo la sua storia e mi girai a guardare i suoi occhi. Nella penombra riconobbi una lacrima.

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