Pi greco

Pi greco è il rapporto tra una circonferenza e il suo diametro. Significa che se prendiamo un filo lungo come il diametro e lo sistemiamo sulla circonferenza, questo entra tre volte e avanza un pezzettino. È quel pezzettino, strano a dirsi, che contiene l’infinito. La divisione ha un resto che non può essere scritto sotto forma di frazione, le cifre dopo la virgola si susseguono senza fine e sfuggono a ogni possibilità di previsione.
Pi greco è irrazionale e non periodico, ostenta in una sigla tutto ciò che non sappiamo dominare. Ha miliardi di cifre decimali che nasconde in una firma secolare, sbandiera la sua esistenza come numero ma sulla retta non si fa trovare.
Si arrendono la riga ed il compasso, depongono le armi e son costretti a rinunciare; sussurrano sgomenti il risultato: la lunghezza di Pi greco non si può tracciare. Quello che segue non tarda ad arrivare mentre cambia il panorama da guardare; alza le mani il cerchio che è rimasto ad aspettare, senza quella lunghezza lui non si può quadrare.
Si ferma la macchina da presa su quella scena di imbarazzo collettivo, le cifre seguono a cascata ma non esiste alcun punto d’arrivo.
Pi greco siamo noi, con i nostri decimali illimitati; spiccioli di forme imprevedibili e avanzo di sogni inascoltati. Siamo noi condannati a camminare, noi senza meta fissa che risultiamo inadatti a completare.
Guardiamo dentro e fuori nella speranza di vederci ritornare, contiamo i passi indietro perché avanti non possiamo indovinare.
E qualche volta si cede a un turbamento, al desiderio di un pianto incontrollato, sospesi tra terra e cielo in uno spazio che ci appare illimitato. Siamo appoggiati lì, a metà strada tra il cerchio ed il quadrato; schiacciati dalle nostre operazioni e incapaci di trovare il risultato.
Si faccia avanti chi è spavaldo, chi è incosciente e chi si sente preparato; divida il resto chi crede di riuscirci, scagli la pietra chi è senza peccato.

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