11. Siamo insieme e aspetteremo

Libero e Adele guardarono Greg con aria interdetta. Il ragazzo aveva saputo decifrare il messaggio che era apparso nella trasmissione televisiva, sicuro che fosse stato lanciato da Anna e da Mia. 

Meno per più meno, siamo insieme e aspetteremo

La scritta era comparsa sullo schermo per qualche secondo, stampata su un foglietto appoggiato sullo scooter di Mia e tenuto fermo da una moneta. Per Greg non c’erano dubbi: la comunicazione era rivolta a loro. 

-Come hai fatto a capire?- chiese Adele.

-È un gioco di significati sulla regola dei segni- rispose il ragazzo – io e Mia ne abbiamo parlato spesso perché lei all’inizio non capiva che cosa volesse dire moltiplicare un numero positivo per un numero negativo. Una volta trovai questa spiegazione di Martin Gardner e gliela raccontai, dopo di che abbiamo cominciato a utilizzare quel concetto per parlare tra noi senza che gli altri potessero comprenderci. 

Libero e Adele ascoltavano con attenzione. 

-Prosegui- disse la donna – fai sapere anche a noi. 

Greg cominciò a spiegare rivolto alla madre, sicuro che il padre non avesse bisogno di aiuto per la comprensione.

-Pensa a una grande stanza, in cui ci sono persone buone e persone cattive. Diciamo che le persone buone sono positive, mentre quelle cattive sono negative. Ci mettiamo d’accordo su una convenzione per le operazioni: fare una sottrazione significa far uscire qualcuno dalla sala, mentre fare un’addizione significa far entrare qualche persona. Addizionare 5, per esempio, equivale a introdurre 5 nuovi individui, sottrarre 5 equivale a estrometterli. Fino a qui mi segui?

-Sì, ti seguo- disse Adele. Greg continuò il discorso.

-Se mettiamo insieme questi due aspetti, quello del più e meno in quanto operazioni e quello delle persone buone o cattive, otteniamo questo: addizionare un numero positivo significa far entrare nella sala persone buone; sommare un numero negativo vuol dire aggiungere persone cattive. Ora, Se facciamo entrare persone buone, la quantità complessiva di bontà all’interno dell’ambiente aumenta, mentre se facciamo entrare persone cattive diminuisce, come del resto succede se facciamo uscire delle persone buone, la bontà netta si riduce. 

-Quante storie!- sbottò Adele -mi sto perdendo, arriva al dunque!

-Un attimo di pazienza, siamo alla fine- disse Greg, che riprese il discorso per concludere. – ora, la moltiplicazione è un’addizione ripetuta: 3 per 5 significa 3 volte 5, giusto?

-Giusto- disse Adele. 

-‘Meno 3’ per ‘più 5’ significa quindi far uscire 3 gruppi di 5 persone buone, e il risultato è negativo perché la bontà è diminuita. Ecco, siamo arrivati in fondo. Nel messaggio, Anna e Mia usano l’espressione ‘meno per più’,  quindi loro ci considerano come i buoni costretti a uscire. È un modo per dirci che si fidano di noi. Nel rigo dopo, quando dicono ‘Siamo insieme e aspetteremo’, ci fanno sapere che loro stanno bene e che Mia si sta prendendo cura di Anna; aspettano le nostre direttive e sono disposte a darci il loro aiuto.

-Bisogna proprio avere un grande feeling per decifrare una cosa come questa senza essersi messi d’accordo- esclamò Adele.

Greg arrossì e non disse niente.

Libero, che aveva ascoltato in silenzio, cominciò a girare per la stanza. Procedeva incrociando le gambe, come faceva nei momenti in cui il pensiero si mescolava con l’ansia. Invece di procedere su rette parallele, i suoi grandi piedi andavano in obliquo tagliando l’uno la traiettoria dell’altro e creando un tragitto a zig-zag, simile a quello delle sue riflessioni.

-Dobbiamo messaggiare una risposta sotterranea- disse nel suo criptico linguaggio confuso, accentuato dall’emozione e dallo stress – Occorre trovare la maniera di spedire la nostra reazione in un’incognita. Anna può capire perché sa leggermi i pensieri.  

Libero tornò nella sua stanza, mise l’orologio nel cassetto per non sentire il ticchettio e cominciò a riflettere.

Qualche settimana dopo, Anna ricevette una lettera. Chiamò subito Mia e Sauro, appoggiò la busta sulla credenza e aspettò che gli amici arrivassero da lei. Una volta che furono tutti e tre insieme, si misero seduti intorno al tavolo di cucina ed estrassero il foglio. Anna lesse a voce alta.

 

Cara Anna

Stiamo bene, qui a Berkeley lavoro molto e mi sono ben inserito all’Università. Greg si è iscritto alla facoltà di Matematica e sta riportando buoni risultati. Abbiamo avuto qualche problema con i cellulari ma dovremmo presto averne di nuovi, ti manderemo il numero quanto prima.

Mi hanno proposto di rimanere qui anche il prossimo anno accademico, quindi vorrei chiederti qualche favore. Adele ha lasciato in Italia il suo quaderno di ricette, quello rosa dei dolci, dovresti spedirlo  a questo indirizzo:  Barrow Ln, Berkeley, CA 94704, Stati Uniti.

Inoltre, visto che affitteremo la casa di Siena tramite un’agenzia, vorrei chiederti di prendere il quadro con il mio ritratto e di portarlo da te; non ho piacere che la mia faccia sia esposta in casa di estranei.

Grazie, un caro abbraccio 

Libero

 

Anna ripiegò la lettera e la appoggiò sul tavolo.

-Tutto qui?- chiese Mia.

-Pare di sì – rispose la donna.

La delusione di Mia passò dal tono della sua voce alla posizione delle sue braccia, lasciate cadere sulle sue gambe in uno stato di abbandono senza  energia.

Nessuna parola per lei da parte di Greg, nessun accenno al fatto che lui potesse aver decifrato il messaggio; nessuna domanda specifica sulla loro condizione, niente di niente.

E poi quella notizia diretta e tagliente, che sarebbero rimasti a Berkeley almeno per un altro anno e che Greg stava frequentando l’università; chissà se mai sarebbe tornato.

-Verifichiamo l’indirizzo che vi hanno mandato per spedire il quaderno- disse  Sauro- vediamo a che cosa corrisponde. Do un’occhiata in centrale e vi faccio sapere.

L’uomo prese nota su un foglietto. Poi i tre si salutarono, Anna in silenzio e Mia con la tristezza nel cuore.

La mattina seguente Anna si svegliò presto, con le prime luci dell’alba.

Si vestì, prese un mazzo di chiavi nel cassetto del comodino e uscì. Con qualche manovra piegò la sedia a rotelle e la mise in macchina, poi si avviò in direzione della casa di Libero. Parcheggiò distante dall’alloggio, lasciando l’auto in una strada stretta e secondaria, quindi proseguì in carrozzina.

Entrò nel palazzo da un accesso secondario, passando dal cortile, poi si infilò nell’appartamento e accese le luci, senza alzare gli avvolgibili delle finestre. Nel ripostiglio vide la mensola con tutti i ricettari e si mise a sfogliarli uno per uno. C’erano vari libri di ricette: regionali ed etniche, per pasti tradizionali e per feste sfiziose; nel mezzo Anna scorse un libretto per i primi, un fascicolo per i secondi, uno per i contorni e altre riviste di cucina. Dopo aver passato in rassegna diversi opuscoli, finalmente trovò il taccuino rosa dei dolci. Lo guardò, lo mise da parte e proseguì, guardando tutti i quaderni dello scaffale.

Dopo un’ora Anna andò in salotto e vide il ritratto di Libero.

Affiancò la sedia a rotelle alla parete e si spinse sulle braccia, per arrivare a staccarlo. Cercò di scostare il quadro con una mano, facendo presa con l’altra sul bracciolo della carrozzina.

Le facevano male i polsi e si fermò per qualche minuto, poi riprese e finalmente riuscì nell’impresa: il dipinto si separò dal gancio e le cadde addosso. Lo afferrò soddisfatta, spense le luci e uscì dall’appartamento, chiudendolo a chiave.

Con qualche manovra riuscì ad entrare nell’ascensore, poi ripercorse i metri fino alla macchina e tornò a casa.

Alle 8 il ritratto di Libero era appeso in casa di Anna, al posto di una stampa di Monet. 

La stessa stampa comparve più tardi nel salotto di Libero, in uno spazio che sembrava fatto apposta per le sue dimensioni. Nessuno avrebbe notato la differenza.

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