{"id":1910,"date":"2021-07-17T07:42:32","date_gmt":"2021-07-17T05:42:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/?p=1910"},"modified":"2021-07-17T07:47:46","modified_gmt":"2021-07-17T05:47:46","slug":"la-consapevolezza-e-il-caso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/articoli\/la-consapevolezza-e-il-caso\/","title":{"rendered":"La consapevolezza e il caso"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le case lungo i binari del treno mi hanno sempre incuriosito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si offrono come visuale fulminea a una moltitudine di sguardi distratti, catturano per qualche istante gli occhi spostati dalla velocit\u00e0 del vagone e li guidano verso la stazione per poi lasciarli ripartire con mezzi differenti. Altri occhi percorrono gli stessi binari in senso opposto, lasciano la citt\u00e0 e danno una scorsa rapida mentre fanno accomodare sui sedili corpi e oggetti per il trasferimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sono sempre chiesta se gli inquilini di quelle abitazioni avessero uno speciale senso del viaggio, se il panorama che vedono dalle finestre influenzasse la loro percezione della realt\u00e0 esattamente come il nostro scenario quotidiano condiziona noi.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-default\"><figure class=\"alignright size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"337\" height=\"149\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/treno-futurista.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1911\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/treno-futurista.jpg 337w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/treno-futurista-300x133.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 337px) 100vw, 337px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il movimento accompagna le loro vite in ogni istante; vedono scorrere sagome e valigie in un flusso continuo che non consente di fissare le espressioni e che dei visi lascia solo l\u2019idea.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si dice che vivono sui binari ma in realt\u00e0 abitano un quadro futurista che pone la velocit\u00e0 al centro di ogni cosa; il presente \u00e8 l\u2019istante in cui il treno passa sotto le loro finestre, l\u2019attimo in cui il rumore \u00e8 massimo e poi di nuovo si allontana.&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questi pensieri accompagnavano il mio sguardo mentre entravo alla stazione di Milano Centrale un estivo marted\u00ec di luglio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ero diretta a casa di Edoardo Boncinelli, genetista di grande fama e di grandissimo valore che mi aveva concesso un po\u2019 del suo tempo per un\u2019intervista.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Avevo con me delle domande sui neuroni, piccole e grandi curiosit\u00e0 su come sia possibile che queste cellule del sistema nervoso facciano di noi tutto quello che siamo fino a renderci unici come specie e come singoli individui.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho suonato il campanello e mi sono presentata, ringraziando lui e sua moglie della cortesia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Parli decisamente fiorentino &#8211; mi hanno detto subito.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Decisamente &#8211; ho confermato io.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Dunque, che cosa vuoi che ti racconti? &#8211; ha proseguito lui.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-default\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Che-cosa-abbiamo-nella-testa.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1920\" width=\"211\" height=\"314\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Che-cosa-abbiamo-nella-testa.jpg 370w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/Che-cosa-abbiamo-nella-testa-202x300.jpg 202w\" sizes=\"auto, (max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Se per te va bene comincerei dal sistema nervoso centrale, facendo un quadro generale con qualche informazione che ho trovato qua e l\u00e0. A partire da l\u00ec vorrei approfondire delle questioni che ho trovato nel tuo libro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Ti ascolto &#8211; ha commentato sorridendo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Dunque, dimmi se sbaglio. Io ho capito che il&nbsp;<em>sistema nervoso centrale<\/em> \u00e8 l\u2019insieme di organi e strutture che ci consentono di analizzare le informazioni provenienti sia dall\u2019ambiente esterno che da quello interno all\u2019organismo, per creare poi delle azioni di risposta. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-default\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/2.sistema-nervoso.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1912\" width=\"383\" height=\"383\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/2.sistema-nervoso.jpg 750w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/2.sistema-nervoso-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/2.sistema-nervoso-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/2.sistema-nervoso-80x80.jpg 80w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/2.sistema-nervoso-320x320.jpg 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 383px) 100vw, 383px\" \/><figcaption>IL SISTEMA NERVOSO CENTRALE<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Di fatto ci mette in contatto con il mondo e ci consente di controllare alcuni dei meccanismi del nostro corpo, ricevendo e rispondendo ai segnali che provengono dalle parti annesse ai sensi. In poche parole, i sensi inviano delle informazioni che passano dai nervi del sistema periferico e arrivano, appunto, a quello centrale che le elabora per produrre le reazioni. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fino a qui va bene? <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Sommariamente s\u00ec. Sai altro?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Come no! \u00c8 composto dall\u2019&nbsp;<em>encefalo<\/em>, la parte che contiene il cervello, e dal&nbsp;<em>midollo spinale<\/em>, una specie di cilindro posto nella colonna vertebrale che trasporta i messaggi in entrata e in uscita tra l\u2019encefalo e il resto del corpo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019encefalo processa e interpreta le informazioni raccolte dal midollo spinale e attiva diverse funzioni tra cui movimenti, pensieri, sensazioni ed emozioni. Arrivo dunque alla mia prima domanda.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Come fanno questi dati a passare da una parte all\u2019altra del nostro corpo?<\/strong>Puoi raccontarlo ai lettori di Buongiorno Matematica? In questo preciso momento hanno il naso puntato sullo schermo e sono curiosi di vedere dove si va a parare. Che dici &#8211; ho aggiunto dopo una breve pausa &#8211;&nbsp;&nbsp;si pu\u00f2 vedere col naso?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Bisogna avere molta fantasia! &#8211; ha detto lui ridendo &#8211; di certo c\u2019\u00e8 che il naso \u00e8 sempre nella direzione degli occhi. Poi ha preso a parlare pi\u00f9 seriamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;<em>Dunque, tutte le informazioni che passano dai sensi al sistema nervoso viaggiano attraverso uno specialissimo mezzo di trasporto: i neuroni. Da sole o legate l\u2019una con l\u2019altra, queste cellule hanno la funzione di comunicare tra loro e con il mondo circostante, dando luogo al segnale nervoso. Per capire quello che succede occorre sapere come sono fatti. Un neurone tipo \u00e8 una cellula a forma di stella che possiede moltissime propaggini. <\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-default\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/neurone.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1913\" width=\"295\" height=\"388\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La parte centrale, il soma, contiene il nucleo cellulare con il DNA. Dal soma partono due diversi tipi di diramazioni, di solito poste ai due poli opposti: i dendriti, che sono tanti, piccoli e ramificati, e l\u2019assone, un unico corposo prolungamento.&nbsp;Succede questo: un segnale elettrico giunge al neurone dai dendriti, passa dal corpo cellulare e se ne va lungo l\u2019assone per passare poi ai dendriti del neurone successivo. Si dice che la cellula nervosa \u00e8 polarizzata: la corrente la percorre in un\u2019unica direzione, proprio come la corrente di un qualsiasi dispositivo elettrico. Dopo che il segnale ha attraversato il neurone, perch\u00e9 sia possibile passare a quello successivo, deve subire una trasformazione. L\u2019impulso elettrico non pu\u00f2 essere trasmesso direttamente in quanto tra un neurone e l\u2019altro non c\u2019\u00e8 continuit\u00e0 fisica: le cellule nervose sono separate da un piccolissimo spazio vuoto.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-default\"><figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/fessura-sinaptica.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1914\" width=\"165\" height=\"220\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/fessura-sinaptica.jpg 675w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/fessura-sinaptica-225x300.jpg 225w\" sizes=\"auto, (max-width: 165px) 100vw, 165px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Succede allora questo: il segnale elettrico viene trasformato in segnale chimico e passa al neurone successivo attraverso due piccolissime membrane, poste rispettivamente sull\u2019assone del neurone di partenza e sui dendriti del neurone di arrivo: le sinapsi. La membrana presinaptica, quella del neurone precedente, in qualche modo trasforma il segnale da elettrico a chimico; la membrana postsinaptica, che appartiene al neurone successivo, riceve il segnale chimico e lo ritrasforma in elettrico, in modo che questo possa attraversare il nuovo neurone. Le sostanze chimiche poste nella fessura sinaptica tra i due neuroni sono dette neuromodulatori e sono contenute in minuscoli pacchetti chiamati vescicole sinaptiche. Spesso gli analgesici o gli psicofarmaci agiscono proprio su questi passaggi, in qualche modo inibiscono i neuromodulatori per far s\u00ec che il comando del dolore non arrivi al cervello.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Mi chiedevo &#8211; ho chiesto io &#8211;&nbsp;<strong>visto che i neuroni sono cos\u00ec tanti, in base a quale fattore si stabiliscono i collegamenti?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;<em>Quella che poni \u00e8 una questione molto importante su cui la scienza sta ancora indagando, in effetti i neuroni sono proprio tanti! Ne esistono quasi cento miliardi e ciascuno di questi \u00e8 connesso con gli altri con una media di diecimila contatti sinaptici: abbiamo, in totale, un milione di miliardi di connessioni! Ecco, noi siamo in ogni istante il risultato di questa fittissima rete di segnali.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>In base alla quantit\u00e0 di neuroni con cui l\u2019assone \u00e8 collegato e all\u2019efficienza dei collegamenti, cambia completamente l\u2019architettura dei circuiti che si possono formare e questo condiziona, probabilmente, il buon funzionamento del sistema nervoso.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Dentro di noi si formano continuamente sinapsi nuove mentre altre vengono rafforzate o soppresse, in base alle nostre esperienze o a dei fattori che ne condizionano il funzionamento come le malattie, i traumi o l\u2019invecchiamento. Ma non solo, il formarsi o l\u2019allentarsi delle connessioni dipende anche dalla nostra vita emotiva, dal tipo di frustrazioni e di gratificazioni che abbiamo avuto. La situazione \u00e8 quindi fluida e decisamente complessa. Il fatto che ci siano cos\u00ec tanti collegamenti che variano da individuo a individuo ci rende unici e in qualche modo diversi anche da noi stessi al trascorrere del tempo.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;<strong>Vorrei tornare un attimo sulla fessura sinaptica, lo spazio vuoto che si interpone tra due neuroni prima del collegamento.<\/strong>Ti confesso che io ho una predilezione per il concetto di vuoto, inquadrato non come un\u2019assenza ma come una possibilit\u00e0 recettiva. Mi spiego meglio e prendo il caso di quello che succede nel nostro sistema di numerazione, quando inseriamo lo zero per tenere aperta la possibilit\u00e0 di aggiungere.&nbsp;&nbsp;Se per esempio scriviamo il numero 102, con queste cifre indichiamo una quantit\u00e0 composta da un centinaio, nessuna decina e due unit\u00e0. Inseriamo lo zero anche se le decine non ci sono, altrimenti il numero collassa e diventa 12. Serve un simbolo ad indicare il nulla per poter addizionare altre decine e ottenere numeri pi\u00f9 grandi. Ti viene in mente, con un po\u2019 di fantasia, un analogo concettuale che riguardi lo spazio vuoto tra neuroni?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;<em>Come no! Lo spazio vuoto \u00e8 senz\u2019altro una possibilit\u00e0 di regolazione di una connessione. Se non ci fosse lo spazio vuoto tra i neuroni impareremmo con maggior difficolt\u00e0, avremmo meno possibilit\u00e0 di cambiamento.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&nbsp;C\u2019\u00e8 un fattore, per\u00f2, che la matematica deduttiva non contempla e che si sviluppa invece con il calcolo delle probabilit\u00e0. \u00c8 un concetto che risulta inaspettatamente fondamentale per spiegare alcuni dei nostri micro-processi interiori: il caso.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;<strong>Il caso?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;<em>Hai capito bene, il caso. Da qualche tempo, ormai, sappiamo che la componente genetica e le esperienze che abbiamo fatto nella vita non bastano da sole a spiegare in che modo diventiamo quello che siamo. In pratica, il nostro modo di essere dipende da tre fattori che ci condizionano in egual misura: quello genetico, quello del contesto in cui siamo vissuti e viviamo e quello casuale. Sai che i gemelli monozigoti, che hanno lo stesso patrimonio genetico, hanno impronte digitali diverse? Evidentemente esistono degli eventi che a un certo punto prendono strade imprevedibili e che danno, alla fine, gli esiti che vediamo.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-default\"><figure class=\"alignright size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"190\" height=\"266\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/lancio-moneta-.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1917\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>In relazione al vuoto tra i neuroni, di cui mi hai chiesto, si ipotizza che succeda qualcosa del genere. Le nostre esperienze favoriscono alcune connessioni ma non tutte. Dato che queste si stabiliscono in precise finestre temporali, a un certo punto si devono formare e se non ci sono fattori determinanti lo fanno in modo casuale.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;&nbsp;Lo fanno comunque? Non potrebbero rimanere connessioni inespresse?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;<em>Ma no, la vocazione del neurone \u00e8 la connettivit\u00e0! Per lui \u00e8 la vita, tutto converge a quello scopo.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho lasciato passare qualche secondo, rimuginando su quanto mi aveva appena detto. Poi ho ripreso con un\u2019osservazione assai poco scientifica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;<strong>Questo fatto del caso che ci condiziona tanto quanto la genetica e l\u2019esperienza, non ti fa pensare che esista un Dio?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;<em>Sai che la stessa domanda me l\u2019ha fatta una volta un filosofo a una conferenza\u2026 ma non ho capito che cosa volesse dire.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Mi spiego meglio. Immagina per un attimo di essere Dio, ammesso che si possa perdersi in immagini di questo tipo. Sapresti che l\u2019uomo \u00e8 un essere intelligente, che ha in s\u00e9 delle cose meravigliose ma anche una certa smania di potere; che la ricerca spasmodica del successo gli fa perdere la lucidit\u00e0 e addirittura, qualche volta, smarrire il senso della vita. Saresti consapevole del fatto che nel tempo sar\u00e0 in grado costruire strade per vivere meglio e sviluppare nuove forme di progresso, cercando di superare ogni limite. Ecco, dicevo, se tu fossi Dio, che cosa metteresti nella genetica dell\u2019uomo per precludergli la possibilit\u00e0 di auto-progettarsi e di manipolare interamente il proprio patrimonio genetico? Insomma, rendere impossibile la creazione di una specie selezionata e lasciare alla Natura il suo compito di madre\u2026 Un dono che tuteli l\u2019uomo da s\u00e9 stesso, una risorsa che lo salvi, forse, dall\u2019autodistruzione. Sarebbe certamente qualcosa che l\u2019essere umano non pu\u00f2 prevedere n\u00e9 controllare a suo piacimento. Pensaci, c\u2019\u00e8 qualcosa che si presti allo scopo meglio del caso?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;<em>Interessante prospettiva, ma perch\u00e9 mai Dio dovrebbe voler impedire la manipolazione del genoma?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questa domanda, posta con tanta semplicit\u00e0, mi obbligava di fatto a guardare negli occhi le mie convinzioni etiche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Non saprei &#8211; ho risposto dopo un po\u2019- forse potrebbe essere proprio questa la mela proibita del paradiso terrestre. Cosa c\u2019\u00e8 di pi\u00f9 sacro della creazione? In ogni caso, per essere sicuri del motivo, bisognerebbe interpellare lui!&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;&#8211;&nbsp;<em>Sei credente<\/em>?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Temo di no.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;<em>Allora sar\u00e0 difficile chiederglielo! Battute a parte, c\u2019\u00e8 anche un&#8217;altra considerazione da fare: senza caso non ci sarebbe libert\u00e0, tutto sarebbe predeterminato e inamovibile. L\u2019imprevedibile, in qualche modo, amplia l\u2019insieme delle possibilit\u00e0 e produce reazioni che a loro volta si<\/em><em>configurano come nuovi scenari per eventi che altrimenti non sapremmo immaginare.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8211;&nbsp;<\/em>Dunque serve l\u2019imprevedibile per renderci liberi. \u00c8 una riflessione destabilizzante. Siamo abituati a pensare alla libert\u00e0 come a una conquista, quindi a qualcosa che dipende principalmente da noi. Pensiamo che essere liberi significhi scegliere, ma evidentemente per esserlo ancora di pi\u00f9 abbiamo bisogno di qualcosa su cui non possiamo decidere proprio nulla!&nbsp;&nbsp;Ancora una volta ci accorgiamo di essere estremamente fragili: sottostiamo a un ordinamento che non riusciamo nemmeno a contemplare e infine prendiamo atto che questa \u00e8 la nostra fortuna pi\u00f9 grande. Sembra un paradosso\u2026<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;<em>La vita stessa sembra un paradosso<\/em>,&nbsp;<em>la morte poi non ne parliamo!&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Prima di andarmene avrei un\u2019ultima domanda, posso portela?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Certo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Riguarda l\u2019autocoscienza.&nbsp;<strong>Come fa il nostro sistema nervoso a renderci consapevoli della nostra vita interiore?&nbsp;<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211;&nbsp;<em>\u00c8 un tema molto interessante su cui ancora si dibatte, e molto. Qualche anno fa ho formulato una spiegazione, una specie di metafora utile a capire quello che succede. Stammi a sentire. Il nostro sistema nervoso ci consente di ricevere stimoli dal mondo esterno e anche dalla nostra parte interiore e lo fa trasmettendo al cervello moltissimi segnali contemporaneamente. In questo momento, per esempio, mentre ascolti le mie parole senti magari uno spiffero d\u2019aria che viene dalla finestra e ti accorgi che mia moglie nell\u2019altra stanza ha acceso la radio, nello stesso tempo pensi che il mal di testa con cui ti sei svegliata non \u00e8 ancora scomparso del tutto nonostante l\u2019analgesico che hai preso. Ecco, il tuo sistema nervoso raccoglie ed elabora tutte queste informazioni in modo parallelo: nello stesso momento lavora su moltissimi stimoli provenienti da fonti diverse. Quando ne prendi consapevolezza, questi stimoli si sono invece in qualche modo allineati e disposti in sequenza. Per esempio, se decidi di interrompermi per farmi ripetere quanto ti ho appena detto, la semplice costruzione della frase \u2018mi rispieghi l\u2019ultimo concetto\u2019 impegna il tuo cervello in un\u2019operazione di serializzazione che consiste nel mettere in fila le parole in modo sintatticamente e semanticamente corretto per farne una frase di senso compiuto. Questa operazione, che sembra assolutamente naturale, richiede in realt\u00e0 un certo dispendio di energie psichiche. Ce ne accorgiamo se abbiamo bevuto alcolici o se abbiamo assunto dei farmaci particolari, quando le parole escono dalla nostra bocca in modo disordinato. Fino a questo punto, volendo trovare una metafora per inquadrare la situazione, si potrebbe paragonare il procedimento con cui diventiamo consapevoli all\u2019immagine di un imbuto: tante informazioni parallele convergono verso una strettoia che le mette in ordine e le fa uscire in serie. Il lavoro del nostro cervello per\u00f2 non finisce qui. Una volta realizzato questo allineamento, che corrisponde alla presa di coscienza, il nostro corpo produce delle azioni. Per esempio dopo che mi hai fatto ripetere il concetto prendi la penna per scrivere un appunto, poi ti alzi e accosti la finestra perch\u00e9 lo spiffero d\u2019aria ti fa aumentare il mal di testa. Per esplicitare questi gesti \u00e8 necessaria l\u2019attivazione sincronizzata di un certo numero di muscoli, coordinati ancora dal cervello. Ecco dunque che le informazioni tornano ad essere nuovamente in parallelo, anche se la fase del controllo e della progettazione \u00e8 stata seriale. <\/em><\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image is-style-default\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/clessidra.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-1915\" width=\"384\" height=\"229\"\/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>La coscienza quindi, intesa come consapevolezza di quello che proviamo e facciamo, pi\u00f9 che a un imbuto \u00e8 paragonabile a una clessidra: un certo numero di eventi nervosi paralleli viene trasformato in un processo seriale per generare una presa di coscienza e progettare una risposta, dopo di che i comandi necessari per l\u2019attivazione tornano ad essere paralleli. Il momento della consapevolezza corrisponde alla strozzatura della clessidra e costituisce uno stato di coscienza, un atomo di tempo interno in cui gli eventi si materializzano in un frammento di realt\u00e0 pronto per essere percepito e integrato con gli altri. Il susseguirsi di pi\u00f9 stati di coscienza d\u00e0 luogo al cos\u00ec detto \u2018presente dinamico\u2019, una collezione di episodi di coscienza di durata variabile e fittamente collegati tra loro.&nbsp;&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8211;&nbsp;<\/em><strong>Che cosa succede a livello fisico per generare uno stato di coscienza?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>&#8211; Non lo sappiamo ancora e credo che passer\u00e0 del tempo prima di poterlo stabilire con esattezza. Secondo alcuni neuroscienziati potrebbe trattarsi di episodi di sincronizzazione dell\u2019attivit\u00e0 nervosa dei neuroni presenti in aree diverse dell\u2019encefalo. L\u2019istante della consapevolezza corrisponderebbe al passaggio di un certo gruppo di neuroni da uno stato di fluttuazione caotico e asincrono a uno pi\u00f9 ordinato e accordato in termini temporali. In questa ottica, maggiore \u00e8 la quantit\u00e0 di cellule sincronizzate e pi\u00f9 ampio e strutturato \u00e8 lo stato di coscienza che ne deriva.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Non abbiamo ancora prove sufficienti a garanzia di questa ipotesi, certo \u00e8 che mantenere uno stato di coscienza attivo richiede un grande dispendio di energie psichiche. Ce ne accorgiamo quando siamo impegnati in operazioni complesse che richiedono lunghi periodi di concentrazione, basti pensare a quanto \u00e8 difficile per i bambini imparare e leggere o a scrivere, e quanta fatica costi in generale studiare. Tutto ci\u00f2 che \u00e8 astratto, in quanto meno esperienziale, \u00e8 vissuto dal nostro cervello come estremamente impegnativo: rimanere a lungo sullo stesso pensiero ha un costo molto alto in termini di energia utilizzata. La matematica per esempio richiede una certa concentrazione e una discreta continuit\u00e0, ecco perch\u00e9 \u00e8 cos\u00ec temuta!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Mentre Boncinelli parlava io cercavo di trattenere ogni concetto, mettendo a dura prova la mia capacit\u00e0 di memoria. Mi ero riproposta di scrivere ogni cosa, invece scarabocchiavo solo qualche frase qua e l\u00e0, completamente rapita dal discorso e incapace di staccare gli occhi dalla scena. Appuntavo disordinatamente parole che navigavano sul foglio in attesa di un approdo. Avevo per\u00f2 dalla mia parte una pozione magica, di cui avevo letto propriet\u00e0 mirabolanti. La mia vita emotiva in quel momento era l\u00ec, nel suo salotto ad ascoltarlo. C\u2019erano i miei occhi, le mie orecchie, i miei battiti cardiaci, ma c\u2019erano anche la mia attenzione e la mia volont\u00e0 di esserci. Una fortissima motivazione a capire mi rendeva recettiva e determinata; l\u2019idea che mi offrisse tutte quelle conoscenze in modo tanto fruibile suscitava in me un profondo senso di gratitudine.&nbsp;&nbsp;Ero debitrice verso di lui, verso i suoi libri e verso ogni mezzo della modernit\u00e0 che mi aveva consentito di organizzare quell\u2019incontro.&nbsp;Ero debitrice verso il mio cervello, quell\u2019ammasso di cellule a energia elettrica e chimica che riuscivano a darmi la gioia della comprensione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Chiss\u00e0 quanti neuroni si saranno sincronizzati da quando sono arrivata &#8211; ho detto prima di andare via.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Tanti, ma solo temporaneamente &#8211; ha risposto lui sorridendo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Grazie di tutto, non mi scorder\u00f2 di questa chiacchierata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ho salutato sua moglie e sono tornata verso la stazione. Ho preso il treno e ho scorso, a ritroso, le stesse case sui binari che avevo visto la mattina, durante il mio arrivo a Milano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019era una donna alla finestra e ci guardava passare.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sono detta che forse stava vivendo la velocit\u00e0 dentro un quadro futurista.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">O magari, chiss\u00e0, lo pensava di noi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-style-default\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"710\" height=\"500\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/katy-castellucci-autoritratto-alla-finestra-dettaglio-710x500-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-1916\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/katy-castellucci-autoritratto-alla-finestra-dettaglio-710x500-1.jpg 710w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2021\/07\/katy-castellucci-autoritratto-alla-finestra-dettaglio-710x500-1-300x211.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 710px) 100vw, 710px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le case lungo i binari del treno mi hanno sempre incuriosito. 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