{"id":2543,"date":"2025-10-17T17:14:55","date_gmt":"2025-10-17T15:14:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/?p=2543"},"modified":"2025-11-01T17:52:22","modified_gmt":"2025-11-01T16:52:22","slug":"1-linterno-dei-guanti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/prima-che-il-tempo\/1-linterno-dei-guanti\/","title":{"rendered":"1. L&#8217;interno dei guanti"},"content":{"rendered":"\n<h1 class=\"wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size\">20 marzo 2026<\/h1>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aldo allung\u00f2 il braccio e spense la sveglia, un\u2019ora prima di sentirla suonare. Torn\u00f2 per qualche istante sotto le coperte con lo sguardo sulle cose intorno; lo straniero era tornato in sogno e lui l\u2019aveva appena visto andare via.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fuori era ancora buio, le luci dei lampioni filtravano dalle fessure dell\u2019avvolgibile e portavano nella stanza un\u2019incertezza cupa, la stessa che da qualche tempo lo stordiva dall\u2019interno. Da molti anni era abituato a svegliarsi presto per via dei turni all\u2019ospedale; negli ultimi mesi aveva cominciato a soffrire d\u2019insonnia e risolveva il suo bisogno di riposo con delle pillole rosa che, ormai, buttava gi\u00f9 senza riflettere.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/72417C66-EFF3-4C5B-976F-F9499E6825FE.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"668\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/72417C66-EFF3-4C5B-976F-F9499E6825FE-668x1024.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2603\" style=\"width:224px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/72417C66-EFF3-4C5B-976F-F9499E6825FE-668x1024.jpeg 668w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/72417C66-EFF3-4C5B-976F-F9499E6825FE-196x300.jpeg 196w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/72417C66-EFF3-4C5B-976F-F9499E6825FE-768x1178.jpeg 768w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/72417C66-EFF3-4C5B-976F-F9499E6825FE-1002x1536.jpeg 1002w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/72417C66-EFF3-4C5B-976F-F9499E6825FE.jpeg 1052w\" sizes=\"auto, (max-width: 668px) 100vw, 668px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si alz\u00f2 e and\u00f2 verso il bagno; nello specchio, l\u2019immagine restitu\u00ec i segni di un disagio evidente, impossibile da celare. Il suo viso, che un tempo aveva lineamenti gentili, appariva adesso imbolsito e trascurato; le occhiaie infossavano le pupille e i capelli ispidi mettevano in risalto la fronte tirata, resa ruvida dalla mancanza di cura e dalla punta tagliente dei suoi stessi pensieri. <\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il giorno dell\u2019esame era arrivato e in cuor suo fuggiva dall\u2019idea di affrontarlo; con grande ostinazione aveva deciso di non ritirarsi dalla procedura di selezione e adesso doveva dimostrare che sarebbe riuscito a sostenere quella prova, nonostante i dolori allo stomaco e le gambe che sentiva tremare.&nbsp;<\/p>\n<\/div><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&#8211; Che faccia da stronzo &#8211; mugugn\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era l\u00ec, fermo in piedi, e doveva prepararsi per andare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quasi tutto, dentro di lui, opponeva resistenza. Tutto tranne quella voce insidiosa che forse un tempo apparteneva a sua madre o a suo nonno o alle pareti della casa al mare, che quando era piccolo liberavano l\u2019angoscia tra i mattoni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il colloquio per diventare Direttore di Struttura Complessa era la miccia di una fiamma che si propagava lungo lo scheletro delle sue paure e lo lasciava carbonizzato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un tempo si diceva&nbsp;<em>Primario&nbsp;<\/em>e il significato era chiaro; adesso ogni parola appariva impersonale e distaccata, incastrata in una rete di contenuti senza inizio n\u00e9 fine. Per lui per\u00f2 cambiava poco; sapeva da tempo che prima o poi avrebbe dovuto misurarsi con quella prova e adesso non poteva pi\u00f9 tirarsi indietro.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019affanno era cominciato otto mesi prima, quando aveva letto della gara di selezione sul sito istituzionale dell\u2019Azienda Sanitaria. Subito la sua mente aveva iniziato a smaniare, tirata dal desiderio di affermazione e dal terrore di ricadere nella trappola del disturbo con cui aveva combattuto nella prima fase del suo percorso, quando aveva deciso di diventare medico. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricordava perfettamente quello stato di malessere, la sensazione di nero che scorreva nelle vene e il peso della parola\u00a0<em>depressione<\/em>, pronunciata dallo psichiatra con indifferenza. In quella diagnosi risiedeva il fallimento della sua immagine pubblica, il crollo delle aspettative della sua famiglia e la rovina dei suoi progetti futuri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per qualche mese, allora, era rimasto stordito e isolato, bloccato dal senso di passivit\u00e0 e dalla debolezza indotta dalla cura per guarire. Un profondo senso di estraniamento aveva azzerato la sua capacit\u00e0 di decidere e il tempo si era dilatato fino a diventare una scatola vuota: la sua vita, in quel periodo, era una linea appiattita dal peso dell\u2019aria.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi le cose si erano aggiustate e lentamente era tornato alla normalit\u00e0. Aveva completato gli studi ed era entrato come ortopedico al S. Orsola, l\u2019ospedale della sua citt\u00e0. Quindici anni dopo si trovava a vivere la stessa sofferenza e l\u2019idea di ritrovarsi in quella condizione lo stringeva fino a farlo bloccare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nessuno, adesso, poteva immaginare il suo disagio; da tempo occupava una posizione prestigiosa e il suo nome veniva spesso associato all\u2019idea del successo. Agli occhi di tutti, Aldo Balzani era uno scapolo sportivo, ricco e molto corteggiato. Lui solo sapeva che quell\u2019esperienza aveva lasciato un solco, un malessere che si concretizzava in un\u2019ombra  pervadente, lo spettro della vulnerabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si sciacqu\u00f2 il viso con l\u2019acqua fredda, fece la doccia controvoglia e indoss\u00f2 i vestiti che aveva sulla sedia, poi accese lo smartphone e infil\u00f2 qualche fascicolo nella borsa.&nbsp;Aveva prenotato un taxi per le 6:00 e mancavano ancora 40 minuti. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli pass\u00f2 per la mente l\u2019idea di disdirlo, di rispogliarsi e aspettare l\u2019alba come un giorno qualunque ma ricacci\u00f2 quella possibilit\u00e0, seppur liberatoria. Ormai aveva deciso e doveva arrivare in fondo, aveva bisogno di provare a s\u00e9 stesso che sarebbe riuscito a comportarsi come gli altri candidati, con la freddezza e la razionalit\u00e0 richieste dalla sua professione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dette una rassettata ai capelli, si infil\u00f2 la giacca e aspett\u00f2 sulla poltrona, gi\u00e0 pronto per uscire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella sua mente, distratta, il ticchettio dell\u2019orologio e la lancetta che avanzava a scatti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tic, toc. Poi ancora tic. Fino a riempire il tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alle 6 precise usc\u00ec e chiuse la porta con una mandata, scese le scale e and\u00f2 per strada; il taxi era arrivato e lo stava aspettando.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Buon giorno &#8211; disse entrando nella vettura.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Buon giorno. Dove la porto?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Al Marconi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Gradisce un po\u2019 di musica?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aldo fu sollevato da quella domanda. Il suono delle note avrebbe coperto l\u2019imbarazzo del suo silenzio e forse anche quello dei suoi pensieri pi\u00f9 neri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Grazie &#8211; disse con voce strozzata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il taxi part\u00ec e lui si sent\u00ec portare via. Dal finestrino vide scorrere il viale, le macchine ancora parcheggiate e l\u2019edicola, aperta per le consegne. Ai lati, gli alberi ancora spogli indicavano la strada per la piazza, avvolta nella nebbia poco pi\u00f9 in l\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mise la mano nella tasca per controllare di aver preso i documenti. Estrasse la patente e lesse le sue generalit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em>Aldo<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em>Balzani<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em>01\/05\/1984<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\"><em>Bologna (BO)<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo ripet\u00e9 lentamente dentro di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Che nome del cazzo, Aldo &#8211; gli venne di pensare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Forse la sua sventura era cominciata l\u00ec, da quell\u2019appellativo antico e privo di spessore.&nbsp;&nbsp;Quattro lettere senza carattere, cos\u00ec discrete da risultare inosservate, troppo equilibrate per produrre un suono deciso. Se si fosse chiamato Rocco, come il compagno della sua psicanalista, tutto sarebbe iniziato in un altro modo. Quello, s\u00ec, era un nome incisivo; un esubero di consonanti dure che servivano da lasciapassare e fornivano l\u2019indizio di una caparbiet\u00e0 ribelle, incurante dei giudizi altrui. Ma Rocco era un nome popolare, sua madre non l\u2019avrebbe mai scelto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per un attimo, and\u00f2 con la mente allo studio della dottoressa Betti, dove tutti i gioved\u00ec si recava per cinquanta minuti di analisi.&nbsp;Era un bilocale ampio, ricavato nell\u2019appartamento di residenza, con l\u2019accesso indipendente dallo stesso pianerottolo. Aveva cominciato ad andarci qualche mese prima per il tremolio alle mani e per quel sogno ricorrente che non riusciva a decifrare. Un viso sconosciuto lo guardava dall\u2019alto mentre lui era sdraiato a terra in un posto pieno di gente. Una stazione? Oppure l\u2019interno di un mercato coperto? Non riusciva a vedere. L\u2019uomo parlava, muoveva la bocca con determinazione senza che lui potesse distinguere le parole. Qualche suono nella confusione, un insieme di sillabe annebbiate; poi, lentamente, la scoperta che quei termini appartenevano a una lingua oscura, mai sentita prima.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La ripetizione di quel sogno, cos\u00ec frequente e cos\u00ec destabilizzante, l\u2019aveva indotto a pensare che ci fosse una chiave di lettura enigmatica e precisa che lui non riusciva a decifrare. Un monito, forse, o la rivelazione di una realt\u00e0 che si espandeva altrove, dove a lui non era dato di entrare. Nel tempo, il viso dello straniero era diventato un\u2019ossessione; tutte le notti, a qualsiasi ora andasse a letto, si addormentava con l\u2019inquietudine di incontrarlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019idea di rivolgersi a un professionista della mente era arrivata al lavoro, un giorno come gli altri, durante la visita a un paziente che qualche mese prima era stato coinvolto in un incidente stradale e adesso doveva fare un intervento di protesi al ginocchio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Sa, dottore &#8211; aveva cominciato l\u2019uomo &#8211; da quando \u00e8 successa la disgrazia mi sento fragile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aldo, piegato sulla gamba, alz\u00f2 gli occhi in segno di ascolto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Non mi riferisco alla debolezza degli arti, quella \u00e8 normale. Parlo di un\u2019insicurezza che ha messo in discussione la spontaneit\u00e0 di tutte le mie scelte, anche le pi\u00f9 piccole. L\u2019idea dell\u2019imprevisto \u00e8 entrata di getto nel mio modo di essere, portando paura. Di notte rivivo il momento dell\u2019impatto e mi trovo a ripetere lo stesso shock. Quando mi sveglio sono sudato e il cuore mi batte all\u2019impazzata. Un amico mi ha consigliato di rivolgermi a un esperto e mi ha passato il nome della sua psicanalista. Che dice, devo andarci? Non sono abituato a parlare di certe cose con qualcuno, a maggior ragione se si tratta di un estraneo. Lei che cosa mi consiglia? Sa\u2026 alla mia et\u00e0 non \u00e8 facile cambiare abitudini; insomma\u2026 s\u00ec, ho qualche perplessit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poi si ferm\u00f2 e cerc\u00f2 nella sua memoria altre informazioni che potessero aiutare il medico a fornire un parere oculato.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Si chiama Betti, dottoressa Chiara Betti, la conosce?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aldo si alz\u00f2 e si appoggi\u00f2 al bordo del letto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Non la conosco, mi dispiace. Ma\u2026 perch\u00e9 no, un tentativo lo farei. Non bisogna avere certi preconcetti, in fin dei conti il cervello \u00e8 un organo come tutti gli altri, se si inceppa va curato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Disse quella frase mentendo, con l\u2019unico scopo di assecondare il bisogno dell\u2019uomo di essere ascoltato.&nbsp;Aveva brutti ricordi con gli psicanalisti; dai tempi del suo primo tracollo emotivo conservava un\u2019irrisolta repulsione verso tutta la categoria. Si sarebbe fatto aprire ogni parte del corpo prima di tornare a farsi guardare nella mente da quegli esperti dell\u2019ascolto a pagamento. Se fosse stato sincero, avrebbe dichiarato con fermezza di non riporre alcuna fiducia in quel genere di sedute.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, Aldo rimase in posizione neutra, come era abituato a fare in circostanze simili. Fece un\u2019espressione vagamente comprensiva e si barcamen\u00f2 con destrezza sul filo del discorso mentre il paziente, incerto, valutava l\u2019opportunit\u00e0 di andare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Ci provi &#8211; concluse &#8211; poi mi faccia sapere come \u00e8 andata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fin\u00ec la visita e usc\u00ec dalla stanza, convinto di aver fatto la cosa migliore. Il distacco compiacente era un modo comprovato per evitare ogni tipo di grana; negli anni aveva imparato ad assecondare l\u2019interlocutore senza esporsi, rimanendo in uno stato di limbo professionale che lo tutelava da qualsiasi conseguenza.&nbsp; Del resto era un ortopedico, il suo compito si esauriva nel rapporto con le ossa. E le ossa, grazie a Dio, non potevano parlare.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Martinelli4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"916\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Martinelli4-916x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2585\" style=\"width:356px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Martinelli4-916x1024.jpg 916w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Martinelli4-269x300.jpg 269w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Martinelli4-768x858.jpg 768w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/Martinelli4.jpg 1074w\" sizes=\"auto, (max-width: 916px) 100vw, 916px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma quella sera, inaspettatamente, qualcosa cambi\u00f2. Accadde come accadono certi eventi&nbsp;che hanno una forza imprevedibile; non perch\u00e9 siano travolgenti o clamorosi, anzi, spesso sono delicati. Sono avvenimenti che arrivano per caso, messaggeri della Natura, come un uccellino che batte il becco sulla nostra finestra per farsi notare. Lo vediamo, ma non gli prestiamo attenzione. Lui insiste, torna il giorno dopo e quello dopo ancora, finch\u00e9 ci decidiamo a guardarlo meglio. Solo allora, dopo che ci siamo curati della sua presenza, se ne va, come se avesse compiuto la sua missione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Che cosa avr\u00e0 voluto dirci?<\/em>&nbsp;&#8211; Ci chiediamo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non di rado, la nostra mente trova una spiegazione; un significato che, grazie a quell\u2019evento e senza alcuna connessione logica, ci appare assurdamente verosimile. \u00c8 il senso scollegato di una verit\u00e0; un argomento senza motivi per convincerci, che in qualche modo ci ha convinti gi\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Queste situazioni ci colgono cos\u00ec, sorpresi e disarmati. Il loro potere \u00e8 racchiuso nel nostro istinto a cogliere i segnali irrazionali, nell\u2019impulso ad ascoltare, nell\u2019accedere a canali incontrollati.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Questo \u00e8 quanto successe ad Aldo Balzani la sera della visita all\u2019uomo che doveva essere operato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Torn\u00f2 a casa e mise in tavola la cena appena comprata in rosticceria. Si sedette e accese la tv, con il cartoccio ancora chiuso davanti al piatto. Lo apr\u00ec e avvicin\u00f2 il naso per sentirne il profumo. Stava per cominciare a mangiare quando la sua attenzione fu attratta da qualcosa. Sullo schermo, in primo piano, il giornalista stava intervistando una donna sulla quarantina. Sotto di lei, la scritta:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">Dott.ssa Chiara Betti,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center wp-block-paragraph\">Istituto di psicotraumatologia&nbsp;<em>Vincere Medusa<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Chiara Betti, Chiara Betti\u2026&nbsp;<\/em>dove aveva sentito quel nome? D\u2019un tratto sussult\u00f2: era la stessa dottoressa nominata dal paziente all\u2019ospedale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella coincidenza, cos\u00ec imprevedibile e netta, spost\u00f2 il sassolino dalla sorgente delle sue convinzioni. Si intromise come una mano nella zona nascosta dei suoi convincimenti e li rovesci\u00f2 come guanti, invertendo la destra e la sinistra dei suoi punti cardinali.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli parve che il nome della dottoressa, sentito due volte in poche ore, fosse un segno da seguire, l\u2019indizio di un mondo ragionevolmente inesistente che era apparso tutto d\u2019un tratto come una rivelazione.&nbsp;Avvert\u00ec la possibilit\u00e0, e poi l\u2019urgenza, di incontrarla e di parlarle del suo sogno; si trov\u00f2 improvvisamente aperto all\u2019idea che potesse essere in grado di interpretarlo. E poi c\u2019era quel tremolio alle mani che ultimamente compariva prima degli interventi chirurgici e che rischiava di mettere a rischio la sua professione; una condizione senza riscontro clinico che era stata classificata come un disturbo dell\u2019ansia, da curare col riposo e con le pillole per l\u2019insonnia. Le avrebbe parlato anche di quello. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Solo poco prima, l\u2019eventualit\u00e0 di ricorrere a un aiuto esterno sarebbe sembrata assurda; adesso, per via di quell\u2019indizio inaspettato, appariva persuasiva e sorprendentemente verosimile.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Prese la pillola e and\u00f2 a letto. Dorm\u00ec un po\u2019 pi\u00f9 del solito, con meno interruzioni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mattina dopo chiam\u00f2, con lo strascico di un vago ottimismo, l\u2019istituto di psicotraumatologia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-La dottoressa riceve da noi il luned\u00ec e il venerd\u00ec &#8211; risposero dall\u2019altra parte &#8211; altrimenti pu\u00f2 prendere un appuntamento presso il suo studio privato, in via Santo Stefano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Si fece dare il numero e riagganci\u00f2, deciso a proseguire. L\u2019immagine di Santo Stefano avvalor\u00f2 le sue sensazioni: in quella parte della citt\u00e0 aveva passato i momenti pi\u00f9 belli  dell\u2019infanzia, a casa della nonna paterna. Digit\u00f2 le cifre sul tastierino. Una voce maschile dette seguito alla sua richiesta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-C\u2019\u00e8 un posto libero gioved\u00ec alle 17.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Perfetto &#8211; pens\u00f2; gioved\u00ec aveva il turno di mattina. &#8211; Lo prendo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A telefonata conclusa, fu colto da una leggera eccitazione. Il solo fatto di aver preso quella decisione lo aveva posto in una dimensione nuova in cui, quasi senza riconoscersi, si trovava disposto a percorrere daccapo una strada accantonata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I giorni a seguire furono un susseguirsi di eventi normali: visite, operazioni e cartocci della rosticceria. Da qualche tempo aveva smesso di andare al circolo del tennis per paura che le sue mani cominciassero a tremare in presenza di altri. Aveva impiegato quel tempo a studiare per il colloquio della selezione ma il fremito era aumentato e lo straniero non aveva cessato di presentarsi in sogno, lasciando ogni volta lo stesso disagio. Mercoled\u00ec sera, prima di andare a dormire, fu colto dall\u2019inquietudine. Chiss\u00e0 come sarebbe andata l\u2019indomani e quale sarebbe stata la sua impressione della dottoressa. Avrebbe fatto delle domande oppure l\u2019avrebbe lasciato libero di spaziare su argomenti generici, senza forzarlo a rivelare ogni parte di s\u00e9?&nbsp; Cominci\u00f2 ad avere dei dubbi. Si era lasciato trasportare da una spinta del tutto irrazionale, assecondando la suggestione in un disperato tentativo di salvezza. Come avrebbe giudicato quel cambio improvviso di atteggiamento, se l\u2019avesse visto compiere da qualcun altro? Un comportamento leggero, forse; privo di quel fondamento scientifico che ogni medico avrebbe dovuto esigere da s\u00e9 stesso, come causa e giustificazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019impazienza, dentro di lui, si mescolava alla paura del fallimento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mancava ancora una notte e non poteva fare altro che aspettare; calmarsi, se possibile, e lasciare che passassero le ore. Infil\u00f2 il pigiama, prese la pillola per l\u2019insonnia e si mise a letto. Poi spense l\u2019abatjour e chiuse gli occhi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tic, toc. Tic. Il suono riemp\u00ec il tempo fino a farlo scivolare nel sonno.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Poco dopo, puntuale come l\u2019orologio della sala operatoria, si vide sdraiato in un luogo pieno di gente. Una stazione, forse, o l\u2019interno di un mercato coperto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un viso comparve dal nulla: lo straniero si chin\u00f2 su di lui e cominci\u00f2 a parlare.<\/p>\n\n\n\n<div style=\"height:5px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/MARTINELLI_008-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"499\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/MARTINELLI_008-2-1024x499.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2591\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/MARTINELLI_008-2-1024x499.jpg 1024w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/MARTINELLI_008-2-300x146.jpg 300w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/MARTINELLI_008-2-768x374.jpg 768w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/10\/MARTINELLI_008-2.jpg 1165w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n\n\n\n<div style=\"height:100px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\"><\/div><\/div>\n\n\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>20 marzo 2026 Aldo allung\u00f2 il braccio e spense la sveglia, un\u2019ora prima di sentirla suonare. 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