{"id":2637,"date":"2025-12-20T17:29:29","date_gmt":"2025-12-20T16:29:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/?p=2637"},"modified":"2026-01-05T19:01:24","modified_gmt":"2026-01-05T18:01:24","slug":"5-il-posto-del-prima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/prima-che-il-tempo\/5-il-posto-del-prima\/","title":{"rendered":"5. Il posto del prima"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da alcuni mesi, Norfe Can\u00e9 viveva uno strano disagio, un malessere diffuso che negli ultimi anni aveva immaginato in molti modi e che adesso si mostrava quasi interamente, tra le fessure dei suoi pi\u00f9 intimi pensieri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La data dell\u2019ultimo concerto era fissata per il 20 marzo e non poteva fare altro che vederla avvicinare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>L\u2019orchestra sinfonica di Roma celebra il grande Maestro<\/em>\u201d, cos\u00ec riportavano i cartelloni pubblicitari affissi nel centro di Bologna, la sua citt\u00e0 natale; ma lui, che era il grande Maestro, proprio non voleva essere salutato. Non era per la malinconia della conclusione e nemmeno per la pena dell\u2019addio, come sarebbe stato facile pensare, piuttosto per una forma di timore che Can\u00e9 aveva costruito nel tempo, un silenzio alla volta dall\u2019inizio alla fine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era arrivato il momento di ascoltare la voce muta di chi era stato sacrificato sull\u2019altare di quel successo e che adesso, improvvisamente, aveva il potere di farsi guardare. Nonostante la distanza nel tempo e lo sguardo perennemente girato, nonostante che la prima voce fosse stata la sua.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il silenzio lo aveva accompagnato per tutta la vita, aveva plasmato le sue scelte e condizionato il suo modo di sentire fino a diventare l\u2019alter ego della sua ispirazione. Molta strada era passata da quei primi, disorientanti momenti d\u2019attesa, quando per uno sguardo avrebbe dato tutto; aveva camminato a passi incerti col solo intento di non voltarsi indietro fino ad accorgersi, un giorno, che il dolore si era trasformato in dipendenza e l\u2019incertezza in vocazione. Il vuoto emotivo si era innalzato sopra la sua stessa vita, aveva varcato i confini dello spazio e si era sublimato in tempo per poi diventare una sonorit\u00e0; era l\u2019assenza che preludeva a ogni inizio e che raccoglieva l\u2019energia della fine, subito prima dell\u2019applauso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Adesso, nella parte finale del percorso, tirava la riga del conto, osservava il disporsi del dare e dell\u2019avere sulle colonne di un foglio che aveva riempito giorno dopo giorno e che conservava ben pochi spazi liberi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201c<em>Pareggiare \u00e8 un verbo per uomini mediocri<\/em>\u201d, diceva il suo insegnante, \u201c<em>i grandi lasciano la scena con un numero dispari<\/em>\u201d; ma il suo numero, nonostante la musica, era pieno di scorie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da qualche tempo aveva deciso di chiudere con i concerti e aveva fissato la data dell\u2019ultima esibizione, facendola cadere nel suo ottantesimo anno di vita. Avrebbe potuto continuare per un po\u2019, lasciando che i segni dell\u2019et\u00e0 entrassero a far parte dello spettacolo, ma il suo amor proprio non gli concedeva il lusso di invecchiare sul palco; voleva essere ricordato, per sempre, con il busto diritto mentre agitava la bacchetta rivolto all\u2019orchestra.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come era solito fare alla fine di ogni inverno, quando era libero dalle tourn\u00e9e, si era ritirato nell\u2019appartamento di Bologna, una dependance spoglia e ordinata che ben si prestava alla sua solitudine. L\u2019aveva scelto, anni addietro, per la sua vicinanza alla stazione e per l\u2019affaccio sul parco, su cui erano rivolte tutte le finestre. Nonostante avesse attraversato il mondo in largo e in lungo, atteso e celebrato in ogni grande citt\u00e0, quello era il posto in cui trovava una vaga forma di quiete. Come se a Bologna fosse stato felice, un tempo. Come se, tornando, potesse saziare quella sua infelicit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Viveva quel mese di passaggio con estrema riservatezza, lontano dai riflettori e dagli occhi dei vicini. Usciva di casa la mattina presto e, di rado, anche dopo il tramonto. Con un certo disappunto notava, di volta in volta, come il turismo stesse aumentando, sempre pi\u00f9 frettoloso e invadente, mentre lui si faceva insofferente alla vicinanza umana. Il suo successo, tuttavia, non poteva prescindere dalla posizione che occupava durante i concerti, uno spazio sottile tra il pubblico e l\u2019orchestra. Si esibiva inabissato tra gli odori della gente, dipendente da quella vicinanza; l\u2019umanit\u00e0 che tanto rifuggiva era parte della sua fortuna: irritante e imprescindibile come una medicina salva vita.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I contrasti, del resto, erano un tutt\u2019uno col suo essere; aveva imparato a riconoscere le sfumature di passaggio come se l\u00ec, nel punto esatto dello scatto, fosse custodito l\u2019accesso a una diversa dimensione. Con bramosia attendeva, durante i concerti, l\u2019istante prima dell\u2019inizio e subito dopo la fine, quando il silenzio riempiva ogni cosa. In quei momenti senza suono, carichi di pensieri sospesi, il tempo perdeva la sua continuit\u00e0: erano tagli dell\u2019atmosfera, bolle che accumulavano l\u2019elettricit\u00e0 della sala e la rilasciavano a cascata, in una forma di liberazione. In quel brevissimo intervallo provava una sensazione di totalit\u00e0 che non aveva equivalenti; era estasi e appagamento, arresto immediato e insieme verbo del divenire; l\u2019atto di immergersi mescolato a quello di sollevarsi verso un surrogato di salvezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella penombra del teatro le persone diventavano un unico respiro e lui, con la bacchetta, decideva ogni cosa: gestiva le pause e dominava ogni suono. Durante i concerti, il tempo era nelle sue mani; sua era la voce di tutti gli strumenti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ricordava perfettamente come tutto era iniziato, quando si era avvicinato alla musica. Da ragazzino aveva colmato il vuoto con le note; adesso, a fine corsa, si trovava ad attendere, tra note, gli istanti di vuoto. Forse pareggiare non era un verbo poi cos\u00ec mediocre, o forse lui era pi\u00f9 mediocre di quanto si credesse in giro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aveva riempito la sua vita di decisioni intransigenti con l\u2019unico scopo di eliminare ogni forma di attesa perch\u00e9 attendere, per lui, voleva dire rassegnarsi alla sconfitta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima delusione era stata quella per le parole di suo padre, mai arrivate.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/bambino.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"479\" height=\"641\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/bambino.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2638\" style=\"width:240px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/bambino.jpeg 479w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/bambino-224x300.jpeg 224w\" sizes=\"auto, (max-width: 479px) 100vw, 479px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aveva aspettato a lungo, allora, ma la speranza nel tempo si era tramutata in un disagio irrisolto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Negli ultimi anni, pi\u00f9 o meno da quando aveva cominciato a sentirsi vecchio, gli capitava di ripensare a quello stato d\u2019animo e dentro di s\u00e9 trovava, ancora mortificante, l\u2019imbarazzo di allora. Ripercorreva le tappe del suo sentire, senza deciderlo tornava bambino e si soffermava dove faceva pi\u00f9 male. I bisogni dell\u2019infanzia avevano scavato un avvallamento che non era stato colmato dagli sguardi degli ammiratori, un solco scivoloso in cui era facile cadere e assai difficile risollevarsi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Malgrado il successo, il denaro e la vita frenetica, si ritrovava l\u00ec, nella buca a forma di culla che gli impediva di uscire. Allora chiudeva gli occhi e si lasciava andare fino a rivedere tutto, le incertezze affastellate che diventavano rabbia e poi, con ritmo incessante, pena per s\u00e9 stesso.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Crescendo aveva compreso i motivi di suo padre e le difficolt\u00e0 di quel periodo, il secondo dopoguerra, ma in cuor suo rimaneva l\u2019amarezza di una necessit\u00e0 ignorata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019indigenza, a quei tempi, non aveva risparmiato nessuno; dopo la fine del conflitto una miseria strisciante aveva pervaso le strade della citt\u00e0 ed era passata, attraverso le suole sottili delle scarpe, nelle ossa delle persone.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non povert\u00e0, miseria: una palude sterile e senza uscite, con nessuna prospettiva di risalire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Misere erano le stanze nelle abitazioni, miseri i pasti, misere le speranze.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nella sua casa di allora c\u2019erano quattro sedie, quattro sedute scure con lo schienale a listelli messe intorno a un tavolaccio di legno consumato dall\u2019usura. Traballavano tutte, una in modo pi\u00f9 deciso. Sua madre la zeppava con un bastoncino piatto che si spostava tutte le volte e rendeva tangibile, per chi occupava il posto, un irreparabile senso di precariet\u00e0. Non ricordava che avessero mai ricevuto una visita di parenti o amici n\u00e9 che fossero andati a trovarne. La mamma diceva che non c\u2019era alcun motivo di mostrare agli altri la propria penuria, tanto nessuno aveva zucchero o caff\u00e8 da offrire e comunque non ci sarebbe stato il necessario per servirli: le tazzine erano cocci rincollati, i cucchiaini ferri scompagnati. Anche l\u2019odore trasudava impiccio e fastidio, forse per l\u2019umidit\u00e0 delle pareti o per la lampada a olio che rilasciava fumo acidulo dallo stoppino.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sua nonna, l\u2019unica che frequentava la casa di giorno, se ne andava prima che tornasse suo padre; incontrarsi in casa, se non si era conviventi, faceva abbassare gli sguardi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei ricordi di Norfe, tutto appariva annerito. Il cemento tra le pietre a sasso del pavimento, il pezzo di carta oleata sul vetro rotto in cucina. Anche i colori degli abiti, pochi e consumati, erano sbiaditi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Suo padre prestava mano d\u2019opera a basso costo nelle campagne, secondo un\u2019usanza che proprio in quel periodo veniva combattuta dalle lotte sindacali; ma lui, che era schivo e poco incline a tutto, rimaneva in disparte da certi temi e non si opponeva. Si presentava all\u2019alba nella piazza del quartiere e aspettava il furgone che l\u2019avrebbe condotto nei campi. Quando il camioncino arrivava, un uomo scendeva e indicava chi potesse salire. Tutti sapevano i criteri della scelta: braccia forti e resistenza ai soprusi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNon \u00e8 mica colpa sua\u201d diceva qualcuno nel quartiere. \u201cGli dicono di fare cos\u00ec e lui lo fa, altrimenti perde il posto. Tanto lo farebbe qualcun altro\u201d. Ma quelli che lo dicevano, per l\u2019appunto, non erano mai gli esclusi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019organizzazione che gestiva la manodopera rispondeva a una legge spietata e stranamente democratica, valida per tutti: chi si lamentava, semplicemente, era fuori. Non c\u2019erano diritti a quei tempi, solo un affastellamento di doveri disumani: schiena piegata e poche pause per tutta la giornata fino al tramonto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu in quel contesto, forse, che suo padre impar\u00f2 la pratica del silenzio. Un silenzio che aveva cominciato a esercitare per necessit\u00e0 di sopravvivenza e che piano piano si era mangiato ogni parola, fino a trangugiare i pensieri. Doveva scegliere tra campare e parlare, non erano contemplate altre possibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando Norfe sentiva i discorsi della gente, per la strada o in altri luoghi di fortuna, storceva il naso. Non aveva chiaro il concetto di diritto ma dentro di lui, da qualche parte, serpeggiava l\u2019idea che suo padre non gli parlasse perch\u00e9 qualcuno glielo aveva comandato e la faccenda non gli piaceva granch\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quel periodo, il problema principale era la disoccupazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La guerra aveva lasciato gran parte della popolazione senza un\u2019entrata; le aziende che erano state impegnate nella produzione bellica avevano licenziato i lavoratori, in pi\u00f9 c\u2019erano i militari che, tornando, non avevano un impiego nella societ\u00e0 civile. La citt\u00e0 era distrutta ma non c\u2019erano soldi n\u00e9 organizzazione per rimetterla in piedi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un giorno arriv\u00f2 la notizia di una legge che avrebbe creato nuovi posti di lavoro. Legge Fanfani, si diceva, con cui gli adulti sarebbero tornati a scuola.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Suo padre si present\u00f2 alla Cassa Edile per fare la domanda e fu preso al&nbsp;<em>Cantiere lavoro<\/em>, un corso di formazione per la costruzione delle opere pubbliche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Percepiva, per frequentarlo, un salario di 300 lire al giorno, pi\u00f9 un piccolo sussidio di disoccupazione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella cifra giornaliera fu una boccata d\u2019ossigeno per tutta la famiglia. Era un\u2019entrata piccola, ma fissa.&nbsp;Norfe pens\u00f2 di veder suo padre sorridere, almeno quella volta, ma l\u2019espressione rimase la stessa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo il corso fu assunto per la realizzazione del gasdotto in Val Padana e venne a sapere che avrebbe potuto percepire un premio trimestrale per operosit\u00e0, sotto il giudizio insindacabile del direttore di cantiere.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il suo silenzio, in quel periodo, divenne quasi totale. Raddoppi\u00f2 lo sforzo senza dire una parola.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando arrivava a casa, la sera, non aveva forza nemmeno per mangiare, ingurgitava la minestra col pane e andava a letto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il giorno che trov\u00f2 nel piatto una braciola, la prima dopo tanti anni di lavoro, fece un mezzo sorriso. Non aggiunse altro: mangi\u00f2, si lev\u00f2 i vestiti e and\u00f2 a dormire. Norfe lo guardava di sera, da dietro la tenda; quasi non ne ricordava la voce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019avrebbe cercata, nella sua testa, per molti anni, con la speranza di sentirla comparire, fino al giorno in cui suo padre mor\u00ec. Proprio in quella circostanza, un sabato di febbraio del 1986, un episodio ribad\u00ec la sua condanna all\u2019invisibilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era tornato da Roma, ormai adulto e musicista affermato, avvisato del peggioramento delle sue condizioni e lo guardava respirare, quasi privo di coscienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Preso da un gesto di incontrollata tenerezza, gli accarezz\u00f2 la mano. Non l\u2019aveva mai fatto n\u00e9 avrebbe creduto di farlo allora; quel tocco usc\u00ec dal suo corpo in modo autonomo sorprendendo lui per primo.&nbsp;&nbsp;L\u2019uomo, inaspettatamente, apr\u00ec gli occhi e si protese leggermente in avanti. Norfe pens\u00f2 che avesse avvertito il calore del contatto e che volesse comunicargli qualcosa. Una parola, forse, uno sguardo a un figlio che non aveva mai considerato. Invece lo vide allungare il braccio e indicare il com\u00f2 davanti a s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">And\u00f2 vicino al mobile, seguendo il gesto. L\u00ec, appoggiata tra cornici e medicine, vide una rivista: \u201c<em>Il gasdotto in Val Padana, storia della ripresa italiana<\/em>\u201d.&nbsp; Il tempo di girarsi di nuovo, e suo padre non respirava pi\u00f9.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Norfe-copia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"296\" height=\"524\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Norfe-copia.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2639\" style=\"aspect-ratio:0.5654596100278552;width:170px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Norfe-copia.jpg 296w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Norfe-copia-169x300.jpg 169w\" sizes=\"auto, (max-width: 296px) 100vw, 296px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio in quell\u2019attimo si vide riflesso nello specchio del com\u00f2, con la rivista in mano. Era l\u2019immagine di uno stronzo privato dell\u2019ultima speranza, con l\u2019espressione del dubbio e l\u2019accenno a un dolore disonesto sul sottofondo dell\u2019indifferenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sarebbe rimasto per sempre con quella sensazione di incertezza, scongelato a met\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Verso i dodici anni, Norfe prese a frequentare Alfredo, un invalido di guerra col braccio mutilato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Senza famiglia n\u00e9 salute, l\u2019uomo passava il pomeriggio in giardino a pensar di chissacch\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sent\u00ec muovere le frasche e intravide la punta di una testa bruna sbucare tra le foglie a mezz\u2019altezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Se vuoi una mela puoi venire a prenderla, sono un po\u2019 acerbe ma almeno non sono picchiettate &#8211; disse alzando il tono della voce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ragazzo non se lo fece ripetere.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Da dove passo?&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Fai il giro della casa, la porta \u00e8 aperta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella mela, contrariamente a quanto si dice delle mele, sanc\u00ec l\u2019inizio di un\u2019amicizia che cambi\u00f2 la vita di Norfe per sempre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alfredo era stato il trombettista della banda cittadina e avrebbe dato qualsiasi cosa per poter suonare di nuovo. La guerra gli aveva tolto un braccio ma la vita, quel giorno, ne fece entrare altri due. Dopo qualche chiacchiera, non gli parve il vero di mandare il ragazzo in camera a tirar gi\u00f9 il baule dall\u2019armadio, una custodia nera con la fermatura dorata che pesava poco o tanto, a seconda della forza e della propria curiosit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Norfe si arrampic\u00f2 sulla sedia e allung\u00f2 le braccia. Non aveva mai pensato che potesse esserci una tromba sull\u2019armadio, a casa sua non c\u2019era mai stata. Segu\u00ec le indicazioni di Alfredo e appoggi\u00f2 la scatola sul letto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come la apr\u00ec, i suoi occhi furono colpiti da un bagliore. Uno strumento dorato e scintillante offr\u00ec curve e bottoni alla sua fantasia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Pass\u00f2 una settimana prima di provare a soffiarci dentro, rispettoso e intimorito da tanto luccichio. Quando lo fece, sent\u00ec il suo interno vibrare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gli parve che quello strumento avesse un potere eccezionale, la facolt\u00e0 divina di raccontare ogni cosa, anche la voce di suo padre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alfredo gli insegn\u00f2 le note, il respiro, la magia dei tempi. E lui imparava, imparava\u2026assorbiva con bramosia ogni informazione e passava i pomeriggi a provare. In poco tempo, prese a trasformare le indicazioni in una musica celeste.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019uomo lo guardava, commosso. Il destino gli aveva portato in casa il dono pi\u00f9 raro, la smania di apprendere insieme alla piena del talento.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Dove stanno le note prima che io le suoni? &#8211; chiese un pomeriggio Norfe.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Alfredo.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"447\" height=\"686\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Alfredo.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2640\" style=\"aspect-ratio:0.6525679758308157;width:223px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Alfredo.jpeg 447w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/Alfredo-195x300.jpeg 195w\" sizes=\"auto, (max-width: 447px) 100vw, 447px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Alfredo sul momento non rispose, riprese invece il discorso qualche giorno dopo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Credo che siano nell\u2019aria. &#8211; inizi\u00f2 senza preamboli &#8211; Ma non da sole, insieme a quelle che non fai uscire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il ragazzo comprese subito a cosa si riferisse.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Che cosa sono, allora? Esistono o non esistono?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Sono possibilit\u00e0, semplicemente occasioni. Sono vere solo dopo che hai soffiato, quando le tue labbra hanno vibrato. Da quel momento seguono la loro strada nel tubo ed escono dalla campana, non sono pi\u00f9 tue. Quando arrivano al mondo, nessuno le pu\u00f2 cambiare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Succede cos\u00ec anche quando si compone un brano?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Suppongo di s\u00ec. Ogni passaggio si trova da qualche parte, ma non si vede. \u00c8 in una nuvola o qualcosa di simile, ci puoi accedere con fatica e non \u00e8 detto che tu lo scorga subito, a volte scappa per non farsi trovare. L\u2019istante in cui lo incontri, per\u00f2, ha qualcosa di divino; \u00e8 come un\u2019illuminazione. In quell\u2019attimo sei certo che sia l\u00ec, lo tiri fuori e diventa reale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Quindi il brano prende vita perch\u00e9 l\u2019ho visto quando era nella nuvola?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Pi\u00f9 o meno. Esiste perch\u00e9 hai interagito con le sue sonorit\u00e0 quando era un\u2019occasione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Come faccio a trovarlo?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-C\u2019\u00e8 solo un modo per catturare ci\u00f2 che sfugge: adattarsi alla sua natura. Se lui \u00e8 invisibile, devi fare lo stesso: usare ci\u00f2 che non si vede.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec fece Norfe negli anni a seguire, cerc\u00f2 di afferrare le melodie con gli strumenti invisibili che trovava dentro di s\u00e9. La rabbia per suo padre, la consolazione delle foglie che girano col vento, il suono muto dell\u2019alba e dell\u2019erba che cresce.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Rimuginava sulle vibrazioni e sulla possibilit\u00e0 di afferrarle, si incaponiva sull\u2019idea di descrivere il silenzio. Fu in quel periodo che cominci\u00f2 a considerare l\u2019assenza come una forma di oblio, la sovrapposizione di tutti gli stati, la voce di Dio negli assiomi celati. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quella nuvola di occasioni, prima del tempo, tutto era possibile. Esisteva ogni cosa e il suo contrario, ogni cifra e il suo cifrario. I brani da comporre erano l\u00ec, tra quelli gi\u00e0 creati e quelli che non sarebbero usciti mai. Li avrebbe cercati per tutta la vita, con i tasti della tromba tra le punte delle dita. Ne trov\u00f2 molti, rendendoli reali; altri per mezzo suo divennero immortali. Li liber\u00f2 per rabbia, per gioco o, forse, solo per bravura, collaterale effetto dell\u2019azione di misura.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/volto_di_uomo_diptych.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"602\" height=\"604\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/volto_di_uomo_diptych.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2641\" style=\"aspect-ratio:0.9964973730297724;width:375px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/volto_di_uomo_diptych.jpg 602w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/volto_di_uomo_diptych-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/volto_di_uomo_diptych-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/volto_di_uomo_diptych-80x80.jpg 80w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2025\/12\/volto_di_uomo_diptych-320x320.jpg 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 602px) 100vw, 602px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da alcuni mesi, Norfe Can\u00e9 viveva uno strano disagio, un malessere diffuso che negli ultimi anni aveva immaginato in molti modi e che adesso si mostrava quasi interamente, tra le fessure dei suoi pi\u00f9&#46;&#46;&#46;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":2642,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_monsterinsights_skip_tracking":false,"footnotes":""},"categories":[63],"tags":[],"class_list":["post-2637","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-prima-che-il-tempo"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v28.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>5. 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