{"id":2733,"date":"2026-05-03T10:14:33","date_gmt":"2026-05-03T08:14:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/?p=2733"},"modified":"2026-05-03T10:20:26","modified_gmt":"2026-05-03T08:20:26","slug":"14-lorigine-della-menzogna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/prima-che-il-tempo\/14-lorigine-della-menzogna\/","title":{"rendered":"14. L&#8217;origine della menzogna"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono tanti motivi per cui si pu\u00f2 mentire. C\u2019\u00e8 chi finge per ottenere qualcosa e chi lo fa per compiacere, qualcuno inganna per timore di mostrarsi e qualcun altro per fuggire, con l\u2019istinto di uscire dalla conversazione senza lasciare tracce di s\u00e9.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aldo Balzani, semplicemente, mentiva per abitudine.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In casa, da quando era piccolo, aveva respirato la doppiezza di ogni racconto come una diramazione dell\u2019aria attraverso le narici del naso: pertugi separati con la funzione di veicolare la narrazione a destra o a sinistra e filtrare la verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sua madre, da sempre, raccontava cose mai avvenute, infarciva di descrizioni gli eventi della sua fantasia e li tirava fuori &#8211; chiss\u00e0 perch\u00e9 &#8211; nei discorsi con gli altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Quando ero giovane vinsi un concorso di bellezza&#8230; ero nel luogo dell\u2019incidente e scampai per miracolo&#8230; trovai le fragole sulla neve, come spiccavano sul manto bianco!<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei primi anni Aldo credeva a tutto &#8211; del resto, era un bambino, perch\u00e9 avrebbe dovuto dubitare&#8230; &#8211; poi, crescendo, cominci\u00f2 a guardare con distacco la realt\u00e0. Con sicurezza, la sentiva riferire di eventi a cui aveva assistito e che non erano andati cos\u00ec, come lei li riportava.&nbsp;<em>Ho protestato col salumiere perch\u00e9 il prosciutto non era buono&#8230;<\/em>&nbsp;<em>ho aiutato un signore che era caduto<\/em>&#8230;&nbsp;<em>ho vinto al gioco del lotto con i numeri di mia nonna&#8230;<\/em>piccole cose che non avevano motivo di essere inventate e definivano la sua immagine nella societ\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aldo la osservava, giovane e silenzioso, mentre si districava con disinvoltura tra una finzione e l\u2019altra. Ne assorbiva i modi e le giustificazioni &#8211; mai date &#8211; che si manifestavano nella ripetizione di quella prassi consolidata, con la costruzione di un\u2019impalcatura che si portava da s\u00e9. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"693\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia3-693x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2734\" style=\"aspect-ratio:0.6765755053507729;width:211px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia3-693x1024.jpg 693w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia3-203x300.jpg 203w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia3-768x1135.jpg 768w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia3.jpg 1037w\" sizes=\"auto, (max-width: 693px) 100vw, 693px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">A distanza di tanti anni, quell\u2019ossatura gli pareva storta. Eppure, c\u2019era stato dentro tutta la vita, fissando dal basso le pareti che divergevano senza cadere e lasciavano il tetto scoperto. Nel tempo si era adattato a quel contesto instabile e provvisorio dove aveva fatto proprie le dimensioni dell\u2019obliquit\u00e0. Adesso &#8211; sghembo a sua volta &#8211; si sentiva stanco, deformato dall\u2019assenza di rettitudine. La novit\u00e0, per nulla scontata, era la sua consapevolezza, una caratteristica che da sempre aveva compresso in fondo allo stomaco e che, di tanto in tanto, era emersa nei retropensieri come un conato di vomito. L\u2019aveva respinta, tutte le volte, con ogni forza.&nbsp;<em>Forse era per quello che le mani gli tremavano, per la tensione a cui le aveva sottoposte<\/em>. <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nell\u2019ultimo periodo uno spiraglio si era schiuso e lo scenario che intravedeva al di l\u00e0 della fessura, gradevole come l\u2019odore di limone, era lo studio della dottoressa Betti. Durante l\u2019ultima seduta aveva cominciato ad aprirsi; senza aver percepito alcuna deviazione, si era trovato con una gamba fuori da s\u00e9 stesso, a osservare le cose da un\u2019altra prospettiva. Il percorso che aveva iniziato per disperazione aveva suscitato delle sensazioni inaspettate a cui non era abituato. Si sentiva alleggerito, talvolta addirittura bendisposto, con una tendenza al possibilismo che non ricordava di aver mai provato e che, quindi, non sapeva gestire.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia, anche il rapporto con la dottoressa Betti nascondeva dei lati oscuri, delle venature di morbosit\u00e0 che trovavano appiglio nella sua zona pi\u00f9 intima, dove ristagnava l\u2019abitudine al peccato. Ne riconosceva gli effetti nel vibrato delle interiora, in mezzo alle viscere. Al pensiero di lei, un sottile senso di piacere si diramava attraverso i nervi e produceva calore al basso ventre; uno strano senso di potenza saliva dalle gambe e lo trasformava in animale.&nbsp;<em>Un toro, forse&#8230; o una iena eccitata dall\u2019odore della preda<\/em>. Furtivamente compiaciuto, lo assecondava e poi lo ricacciava, in una diatriba logorante. Chiara Betti era l\u2019unica speranza che aveva per uscire dal groviglio; il tempo che passava nello studio era pulito, quasi di quiete, con la sua voce che guidava le sedute e lo portava in un&#8217;altra dimensione, dentro e lontano da s\u00e9. Sapeva bene che doveva preservarne l\u2019immagine, rispettarla e tenerla lontana dalle sue pulsioni, come si fa con le figure sacre.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Invece, una volta uscito da l\u00ec, il suo pensiero sterzava su dei lati che avrebbe voluto non intercettare e che gli davano il piacere della trasgressione. Nonostante i buoni propositi, li agognava, li bramava per goderne l\u2019ossessivit\u00e0; sapersi inopportuno, beffardamente, non lo tratteneva dalla depravazione e anzi alimentava le sue fantasie. Spinto dall\u2019inosservanza, si perdeva in strade torbide dove si sentiva a proprio agio; scenari di cui avrebbe dovuto vergognarsi e che erano, invece, rifugi abituali.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era uno spasmo sottile e angosciante che lo portava alla vita mediante un dolore sottile, come uno spillo infilzato su un braccio o un taglio tra il torace e l\u2019addome. L\u00ec, in quello spazio oscuro e incontrollato, prendevano forma i suoi istinti pi\u00f9 biechi.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"720\" height=\"483\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia5.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2735\" style=\"aspect-ratio:1.4895287958115184;width:379px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia5.jpg 720w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia5-300x201.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Perch\u00e9 proprio lei<\/em>&#8230; si chiedeva quando tornava in s\u00e9. Non era certo per la sua avvenenza; lo riceveva in modo semplice, senza elementi di provocazione. Portava scarpe basse e camicette a tinta unita, i capelli sbarazzini le circondavano il viso, struccato, mentre il suo sguardo seguiva gli indizi della verit\u00e0. Non aveva mai detto nulla che potesse incoraggiarlo a inserirsi nella sua vita privata, nemmeno in modo laterale, con piccoli commenti od osservazioni personali. Dopo l\u2019episodio di Rocco, non c\u2019erano pi\u00f9 state voci al di l\u00e0 dalla parete e lei era sempre stata estremamente professionale, allo stesso tempo comprensiva e distaccata.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Gi\u00e0&#8230; Rocco<\/em>&#8230; ancora aspettava di vederlo. Non era mai riuscito a incontrarlo, nonostante gli occasionali appostamenti e il senso di aspettativa che aveva ogni volta, quando entrava e usciva dal portone.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Perch\u00e9 proprio lei<\/em>&#8230; continuava a ripetersi &#8230;&nbsp;<em>perch\u00e9 proprio lei<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ma un motivo, in fondo, c\u2019era. Andava oltre le menzogne bianche di sua madre e oltre i silenzi opportunisti che negli anni aveva esercitato in corsia, spinto dall\u2019assillo della carriera.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Era qualcosa che teneva soffocato nel suo mondo di bambino e che ancora gli faceva male, probabilmente l\u2019origine della sua falsit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tutto era cominciato nel 1995, alla fine di un secolo fin troppo breve. Alberto Tomba aveva vinto lo slalom gigante e la gente andava al cinema a vedere Forrest Gump. In molti, in quel periodo, pensavano che la propria vita fosse una scatola di cioccolatini gi\u00e0 mangiati e che quello pi\u00f9 invitante fosse passato ancor prima di ingoiare il boccone. Grandi novit\u00e0 comparvero sul fronte delle abitudini, Bill Gates e Steve Ballmer presentarono, a Washington, la prima versione di Windows 95 e un tal Bezos, nella sua casa di Bellevue, inaugur\u00f2 una libreria on line che qualche anno dopo avrebbe inglobato ogni forma di commercio, mangiando i negozianti insieme ai negozi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aldo aveva allora undici anni: troppo pochi per apprezzare i grandi cambiamenti della societ\u00e0 ma abbastanza per intuire che cosa la societ\u00e0 fosse: un insieme di persone propense a spingere nella stessa direzione, trascinando con s\u00e9 i piccoli e gli indecisi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Abitava nella parte sud del quartiere Saragozza, vicino al canale del Reno e frequentava la prima media. La vita, nel rione, era vivace; lui e i suoi amici avevano giocato insieme fin dai tempi dell\u2019asilo, nei giardini e nelle case di ciascuno per le feste di compleanno.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Irina-scaled.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"922\" height=\"1024\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Irina-922x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2736\" style=\"aspect-ratio:0.9003164556962026;width:266px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Irina-922x1024.jpg 922w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Irina-270x300.jpg 270w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Irina-768x853.jpg 768w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Irina-1384x1536.jpg 1384w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Irina-1845x2048.jpg 1845w\" sizes=\"auto, (max-width: 922px) 100vw, 922px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Faceva eccezione Irina, una bimba con gli occhi scuri che, invece, non era della zona. Era arrivata a settembre con la sua famiglia, otto persone di cui tre nonni sui quali si sapeva poco o nulla. Tra loro parlavano slavo e non erano troppo propensi a socializzare; vivevano in una casa popolare sottodimensionata dalle cui finestre, a tutte le ore, usciva l\u2019odore di zuppa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualcuno diceva che provenissero dal mondo del Circo, altri li collocavano in paesi imprecisati dell\u2019est, giunti in Italia per via dei conflitti balcanici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dei tre figli, Irina era la maggiore; dopo di lei, due maschi di sei e quattro anni. Aveva lunghi ricci neri tenuti insieme da un fermaglio di velluto amaranto. Quel fiore tra i capelli, stinto e consumato, era l\u2019unico vezzo della sua persona e non si scordava mai di portarlo con s\u00e9. Rispetto alle altre bambine aveva qualcosa di diverso; forse tutto &#8211; come pensavano loro &#8211; eccetto l\u2019et\u00e0. Era vestita senza garbo e senza cura, con abiti aggiustati in modo grossolano, tanto per fornire una copertura. Le gonne larghe giravano sul suo fisico esile senza alcun rispetto per il ruolo della cerniera, spostata ora qua e ora l\u00e0 dove capitava. Parlava un alfabeto incomprensibile ma aveva lo sguardo dolce e questo le bastava per farsi voler bene. Il primo giorno la accompagn\u00f2 a scuola il nonno, un signore dalla faccia generosa che odorava di cipolla e sorrideva per non saper parlare, poi si impratich\u00ec e cominci\u00f2 ad arrivare da sola.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Fu in quelle circostanze, lungo il percorso, che fece amicizia con Aldo. Comunicavano a modo loro, con piccole parole e tanti gesti, facendo trapelare il senso delle cose dal tono della voce.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lui era timido, lei anche. L\u2019impedimento della lingua dava a entrambi il modo di rifugiarsi negli spazi del silenzio senza l\u2019imbarazzo di sembrare distaccati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In poco tempo, come succede a chi viene da lontano, impar\u00f2 a esprimersi. Prima qualche vocabolo staccato&nbsp;<em>Bello&#8230; grazie&#8230; amico<\/em>&#8230; poi anche i verbi, coniugati senza regole ma chiari nel contenuto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In quell\u2019andirivieni tra la casa e la scuola, un giorno qualunque raccont\u00f2 la sua storia. Cominci\u00f2 con calma, quasi per gioco. Gli fece capire che aveva qualcosa da dire e si misero seduti sullo scalino davanti a un portone. L\u00ec, senza che lui potesse impedirlo in alcun modo, lasci\u00f2 uscire quel che aveva dentro.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proveniva dalla regione di Krajina, che era in Serbia ma da poco era diventata Croata. C\u2019era stata un\u2019invasione con tanti morti, lei pure aveva visto dei cadaveri pieni di sangue, compreso quello di sua zia e dei suoi tre cugini.&nbsp;<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/kosovo-k5KI-U3210318157072dxF-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"656\" height=\"491\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/kosovo-k5KI-U3210318157072dxF-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2737\" style=\"aspect-ratio:1.335680751173709;width:231px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/kosovo-k5KI-U3210318157072dxF-656x492@Corriere-Web-Sezioni.jpg 656w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/kosovo-k5KI-U3210318157072dxF-656x492@Corriere-Web-Sezioni-300x225.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 656px) 100vw, 656px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La sua famiglia era scappata, la loro casa non c\u2019era pi\u00f9.&nbsp;<em>Non era pi\u00f9 da nessuna parte<\/em>&nbsp;&#8211; disse con tristezza &#8211; gli oggetti erano stati rubati, i muri bruciati. Erano venuti via con due valigie in cui avevano messo tutte le loro cose il giorno della partenza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Sono riuscita a prendere questo &#8211; disse mostrando il fermaglio &#8211; \u00e8 un regalo della zia.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aldo la guardava mentre parlava con quell\u2019italiano accidentato. La fissava per seguire il filo del discorso e intanto sentiva un\u2019onda crescere da dentro, il senso di ingiustizia che montava.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Come mai siete arrivati qui? &#8211; chiese soltanto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Il nonno si ricordava di un parente venuto a vivere da queste parti, ma ancora non l\u2019abbiamo trovato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando si salutarono, alla fine del racconto, Irina fece un timido sorriso. Sembrava alleggerita, quasi contenta per aver condiviso il suo dolore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aldo, quella notte, non riusc\u00ec a prendere sonno. Faceva e rifaceva l\u2019elenco delle cose che avrebbe messo in due valigie.&nbsp;<em>Il Game boy, la felpa Hoodie, le Nike. Quanti pantaloni? Poi c\u2019era la roba di mamma e pap\u00e0: le medicine, i bigodini, qualcosa da mangiare&#8230; no, tutto non c\u2019entrava. Forse i bigodini si potevano lasciare.&nbsp;<\/em>E cos\u00ec ricominciava da capo, senza mai giungere a una soluzione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei giorni successivi, la voce si sparse nel quartiere. In poco tempo si attiv\u00f2 una catena di solidariet\u00e0 tra la gente del posto, scossa da quella sofferenza oltre confine. Sembrava che le notizie del telegiornale avessero preso forma nello spazio del rione, perdendo l\u2019eco della lontananza.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cibo, vestiti, inviti ai dibattiti nei circoli&#8230; la parrocchia attiv\u00f2 la rete di accoglienza e invit\u00f2 i bambini all\u2019oratorio; nessuno rimase a guardare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Anche la famiglia di Aldo si propose per dare una mano, invitando Irina a giocare e fare i compiti. Lei rispose con gioia, per diversi motivi. Con lui si trovava bene, in pi\u00f9 la sua abitazione era troppo affollata e non c\u2019era uno spazio in cui stare in silenzio; qualsiasi altro posto sarebbe risultato migliore.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La prima volta che entr\u00f2 nel villino, rimase tutto il tempo a guardare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">I quadri, i lampadari, i mobili della cameretta&#8230; ogni cosa era diversa dalla sua casa in Serbia, accattivante e nuova. La sua attenzione fu attratta da una lampada a siluro, con una sostanza simile alla lava che ondeggiava all\u2019interno. Formava delle bolle di materia, poi risaliva e tornava indietro, mescolando ogni cosa. C\u2019era anche un acquario di plastica con un pesce che andava su e gi\u00f9 premendo un bottone; ne cerc\u00f2 l\u2019utilit\u00e0 e fu sorpresa di non trovarne. Nel suo paese, tutto era razionato e funzionale. Qui, invece, sembrava che le cose fossero a misura della fantasia pi\u00f9 che della necessit\u00e0.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nei giorni a seguire, dopo aver assorbito gli elementi pi\u00f9 colorati e sorprendenti, scopr\u00ec il pianoforte in salotto. Si mise seduta e cominci\u00f2 a premere i tasti, seguendo il suono che usciva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Uno bianco e uno nero&#8230; poi due bianchi, tre neri e cos\u00ec da capo, come veniva. Un dito alla volta e a palmo pieno, per vedere l\u2019effetto che faceva. Rapita da quelle onde, la sua mente si allontan\u00f2 dai rumori delle bombe e degli spari che ancora le stavano addosso, ormai diventati un tutt\u2019uno con le orecchie.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un sabato, il pap\u00e0 di Aldo le propose di imparare a suonare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Se vuoi, posso insegnarti qualche nota e i primi rudimenti; poi decidi se continuare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lei, entusiasta, accett\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Cos\u00ec iniziarono le lezioni, di pomeriggio quando lui tornava dal lavoro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aldo c\u2019era e a volte non c\u2019era, secondo gli impegni delle sue giornate. Gli allenamenti di calcio, la nonna il gioved\u00ec, la preparazione alla Cresima&#8230; la sua vita scorreva con la presenza di un\u2019amica in salotto, quando lui era via.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un giorno, tornando da catechismo, decise di farle uno scherzo. Voleva agitare delle fronde dalla finestra e mostrarsi al di l\u00e0 del vetro per ridere, come aveva fatto altre volte con i suoi amici. Una volta passato il cancello, invece di entrare in casa and\u00f2 in giardino e si adoper\u00f2 a cercare il ramo giusto, stando attento a non fare rumore. Ci mise sopra i suoi guanti &#8211; a simulare le braccia &#8211; e infil\u00f2 il berretto sulla punta, poi sal\u00ec su una sedia per arrivare all\u2019altezza dello scuretto.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Proprio l\u00ec, da quella posizione instabile, vide qualcosa che avrebbe cambiato la sua percezione del mondo e l\u2019intero suo modo di essere, fino a renderlo complice dei suoi stessi pensieri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La mano di suo padre era sulla gamba di Irina. Troppo aperta per essere un gesto paterno, troppo in alto per essere un gioco. Aveva uno sguardo che non aveva mai visto; un sorriso ambivalente che lanciava segnali di perversione, come i cattivi dei fumetti.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lei, accanto, era immobile, pietrificata e priva di espressione.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Scese d\u2019istinto dalla sedia e usc\u00ec dal cancello, lasciando la fronda vestita. Corse lungo la via fino alla strada sterrata, ai bordi del canale. Prosegu\u00ec, pi\u00f9 forte che poteva, ingoiando polvere e saliva. Nella testa aveva un\u2019unica immagine: il ritratto del male.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Stette fuori tutto il pomeriggio, finch\u00e9 fu completamente buio.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Al rientro, giustific\u00f2 il ritardo con poche parole, dicendo che si era trattenuto con gli amici dopo il catechismo. Mangi\u00f2 poco o nulla mentre sua madre raccontava le solite cose e suo padre aveva la faccia di sempre. La voce di un uomo pacato, i modi di un uomo normale. Lo guardava e vedeva la sua mano sulla gamba di Irina, esile e irrigidita.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come poteva conciliare quell\u2019immagine con l\u2019idea che aveva di lui?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Forse aveva visto male&#8230; la posizione era scomoda ed era in bilico su una sedia storta<\/em>. Possibile che ci fosse stato un fraintendimento?&nbsp;<em>Possibile, certo&#8230;<\/em>anzi, c\u2019era da vergognarsi ad averlo pensato. <\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia2-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"645\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia2-1-1024x645.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2742\" style=\"aspect-ratio:1.5859030837004404;width:420px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia2-1-1024x645.jpg 1024w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia2-1-300x189.jpg 300w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia2-1-768x484.jpg 768w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia2-1-1536x968.jpg 1536w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Bugia2-1-2048x1290.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quella che segu\u00ec, fu la notte pi\u00f9 brutta della sua vita. O forse la prima di una serie di notti tutte uguali, dopo aver perso l\u2019innocenza. Non si addorment\u00f2 mai pi\u00f9 senza pensieri, mai pi\u00f9 senza quella sensazione di irrimediabile colpevolezza che lo avrebbe accompagnato negli anni, rendendolo mostro per sempre.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L\u2019indomani, Irina non era a scuola. I professori dissero che era malata, che aveva la febbre e non poteva uscire. Aldo, a sua volta, si chiuse in camera e non parl\u00f2 con nessuno. Fece lo stesso nei giorni a seguire: andava e tornava dalle lezioni senza scambiare una parola, mentre lei non rientrava.&nbsp;<em>Troppo tempo<\/em>&nbsp;&#8211; avrebbe pensato un giorno &#8211;&nbsp;<em>troppo tempo<\/em>.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quell\u2019attesa lasciava un sapore amaro, lo stesso delle parole che non era riuscito a dire.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo due settimane, si decise ad andare da lei. Trov\u00f2 la casa chiusa, senza panni stesi e senza odore di zuppa che usciva dalle finestre. Rimase tutto il pomeriggio sullo scalino del portone ma nessuno arriv\u00f2.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Lo vide una signora dello stabile accanto:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Sono andati via con le valigie &#8211; rifer\u00ec con tenerezza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Quante valigie avevano?<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">-Poche, soltanto due.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Aldo si sent\u00ec gelare, come chi cade nel burrone senza appigli, come chi resta ad accettare il male. Nello stesso modo in cui erano arrivati, cos\u00ec erano ripartiti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Immagin\u00f2 Irina, che camminava col suo fiocco tra i capelli e aveva addosso un peso che non doveva avere, l\u2019ennesimo episodio rivoltante nella sua vita di bambina. Si era fidata di lui e gli aveva raccontato la sua storia; chiss\u00e0 che cosa aveva in testa adesso, se pensava che fosse colpevole. Non c\u2019era nessuno che potesse rispondere alle sue domande, nessuno che fosse in grado di salvarlo dalla scoperta di suo padre e dal silenzio che aveva ingurgitato senza intervenire. Aveva pagato lei, lei era stata costretta a partire e non era pi\u00f9 l\u00ec.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come la spensieratezza, non sarebbe tornata mai pi\u00f9.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"aligncenter size-large is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Artemisia-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Artemisia-2-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-2738\" style=\"aspect-ratio:1.3325526932084308;width:466px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Artemisia-2-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Artemisia-2-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Artemisia-2-768x576.jpg 768w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Artemisia-2-1536x1152.jpg 1536w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2026\/05\/Artemisia-2.jpg 1999w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<div style=\"height:47px\" aria-hidden=\"true\" class=\"wp-block-spacer\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono tanti motivi per cui si pu\u00f2 mentire. 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