{"id":817,"date":"2017-10-08T08:04:10","date_gmt":"2017-10-08T06:04:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/?p=817"},"modified":"2017-10-08T10:48:22","modified_gmt":"2017-10-08T08:48:22","slug":"sator-arepo-il-labirinto-divino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/articoli\/sator-arepo-il-labirinto-divino\/","title":{"rendered":"Sator Arepo, il labirinto divino"},"content":{"rendered":"<p>\u2018Tutti i quadri hanno una porta\u2019- Con questa frase nella testa Martina si sdrai\u00f2 sul tappeto proprio di fronte al dipinto.<\/p>\n<p>Era una tela quadrata composta da 5 parole in latino, ciascuna a sua volta formata da 5 lettere: Sator Arepo Tenet Opera Rotas.<\/p>\n<p>Martina aveva sentito dire qualcosa su quel giro di vocaboli e aveva letto delle leggende sulla loro interpretazione: quell\u2019iscrizione compariva inspiegabilmente in tutto il mondo, incisa sulle cattedrali e sui monumenti delle citt\u00e0 pi\u00f9 antiche a testimonianza di un messaggio non ancora ben decifrato. \u00a0<a href=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Unknown.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-816 alignleft\" src=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Unknown.jpeg\" alt=\"\" width=\"235\" height=\"215\" \/><\/a>\u00a0Era un quadro palindromo in ogni direzione, poteva essere letto dall\u2019alto verso il basso e\u00a0 da sinistra verso destra; uscivano sempre le stesse parole.\u00a0 Anche la frase nella sua interezza era palindroma: scorsa al contrario satoR arepO teneT operA rotaS dava lo stesso identico suono.<\/p>\n<p>Martina mise le mani dietro la testa e allarg\u00f2 lo sguardo sul quadro, poi socchiuse gli occhi e cominci\u00f2 a guardare lettera per lettera. La scritta Tenet compariva a croce nel mezzo della tela dividendola in orizzontale e in verticale e separava le stesse parole: sator arepo da un lato, opera rotas dall\u2019altro.<a href=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Unknown.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-813 alignright\" src=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Unknown.png\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"220\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Unknown.png 220w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Unknown-150x150.png 150w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Unknown-160x160.png 160w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Unknown-320x320.png 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 220px) 100vw, 220px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&#8211; Tenet\u2026Tenet &#8211; pens\u00f2 Martina, quasi a cercare il significato tra i ricordi della sua memoria. Poi aggiunse: \u2018tiene\u2019.<\/p>\n<p>Scorse velocemente la scritta da tutti i lati una, due, tre volte e si sofferm\u00f2 su un particolare. La lettera T era formata da due segmenti, uno perpendicolare all\u2019altro. Il trattino verticale passava per il punto medio di quello orizzontale e lo divideva in due parti uguali, proprio come la scritta Tenet scomponeva il quadro a met\u00e0.<\/p>\n<p>In quel momento avvert\u00ec un fremito e uno scossone, come se qualcosa la tirasse dall\u2019interno. In un attimo le sua braccia si allungarono e si sent\u00ec risucchiata da un vortice, aspirata in un flusso incontrastabile e fulmineo. D\u2019istinto si tapp\u00f2 il naso e chiuse gli occhi; quando li riapr\u00ec si accorse che era entrata nel quadro: la T di Tenet era dunque la porta.<\/p>\n<p>Si alz\u00f2 in piedi e si guard\u00f2 attorno. Accanto a lei sovrastava un enorme tronco, indubbiamente il pi\u00f9 grande che avesse mai visto. Lo guard\u00f2 meglio girando la faccia in ogni direzione; si trattava della lettera T rispetto alla quale lei risultava adesso molto piccola.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-815 alignleft\" src=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images-1.jpeg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images-1.jpeg 225w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images-1-150x150.jpeg 150w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images-1-160x160.jpeg 160w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/images-1-320x320.jpeg 320w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&#8211; C\u2019\u00e8 una T su tutti i lati &#8211; pens\u00f2 Martina- Come faccio a sapere da quale parte sono? &#8211;<\/p>\n<p>Cos\u00ec cominci\u00f2 a camminare girando la testa a destra e a sinistra. Guard\u00f2 l\u2019orologio e vide che erano le 16:20.<\/p>\n<p>&#8211; Se mi sbrigo faccio in tempo a uscire per la merenda- pens\u00f2.<\/p>\n<p>Dopo un po\u2019 vide la forma di una struttura alta e inclinata; era il fianco della lettera A. Ci gir\u00f2 intorno e si mise a sedere vicino alla base, con le braccia sulle ginocchia. Le prese un nodo alla gola e un\u2019 improvvisa voglia di piangere &#8211; Come faccio a tornare indietro\u2026dopo tutto questo tempo sono ancora alla lettera A! &#8211; Guard\u00f2 l\u2019orologio e vide che erano ancora le 16:20; il tempo si era fermato.<\/p>\n<p>Era sola, senza riferimenti e senza certezze. Nessuno a cui chiedere, nessuno con cui arrabbiarsi, nessuno con cui fare la pace.<\/p>\n<p>Si alz\u00f2 e riprese il cammino. Trov\u00f2 una dopo l\u2019altra le lettere delle 5 parole Sator Arepo Tenet Opera Rotas; ad ogni T si fermava e si chiedeva: &#8211; Sar\u00f2 forse entrata da qui? &#8211; Ma niente, non riusciva a distinguerle e non vedeva punti d\u2019accesso, quindi continuava a girare. Realizz\u00f2 cos\u00ec di trovarsi in un labirinto.<\/p>\n<p>I labirinti sono strutture ingarbugliate che mettono alla prova la nostra intelligenza. Nei labirinti non si cammina: si girovaga e ci si perde, si vagabonda e si peregrina come forestieri smarriti. C\u2019\u00e8 chi\u00a0 rimane invischiato per tutta la vita e chi avrebbe bisogno di pi\u00f9 vite per venirne a capo, altri invece riescono ad uscire in tempi utili per potersi riabbracciare; per nessuno \u00e8 una passeggiata veloce.\u00a0 Beato chi esce dal labirinto una volta per tutte, \u201cchi \u00e8 stato felice una volta non potr\u00e0 mai essere distrutto\u201d. Con queste parole, che aveva letto in un libro di Emil Cioran, la ragazza si dette una scossa.<\/p>\n<p>&#8211; \u00c8 inutile girare a vuoto, devo seguire una strategia- Martina si mise a pensare. &#8211; I labirinti possono avere molte forme, ma tutti hanno un centro. Devo arrivare l\u00ec. &#8211;<\/p>\n<p>Socchiuse gli occhi per immaginare il quadro dall\u2019esterno in modo da rivederlo per intero.<\/p>\n<p>&#8211; Devo raggiungere la S e poi andare in diagonale, verso la lettera R.-<\/p>\n<p>Cammin\u00f2 e cammin\u00f2, l\u2019orologio segnava sempre le 16:20.<\/p>\n<p>Finalmente, dopo qualche tentativo, raggiunse la R. Fece un balzo tenendo la diagonale e si trov\u00f2 ai piedi della N, nel centro del dipinto. Quello che vide la lasci\u00f2 frastornata. C\u2019era un enorme specchio, cos\u00ec alto e cos\u00ec lungo da non vederne la fine. Martina guard\u00f2 e vide una cosa stranissima. Pi\u00f9 figure comparivano nel riflesso ed erano tutte lei. C\u2019era lei da piccola e lei da ragazzina, lei che piangeva e lei che rideva a crepa pelle. Vide se stessa che studiava di giorno e di notte, leggeva tutto quello che poteva leggere e non aiutava nessuno; si vide isolata dai compagni di classe e profondamente sola. E poi c\u2019era lei che aveva paura, in un angolo lontano dal centro e accanto ancora lei con i capelli bianchi e piena di rughe, lei con le gambe gonfie e lei china su un bastone malfermo.<\/p>\n<p>Martina rimase immobile, con le mani appoggiate allo specchio e una fitta all\u2019altezza dello stomaco.<\/p>\n<p>Che cosa significava? Perch\u00e9 tutte quelle immagini nel centro del quadro? Che cosa c\u2019entravano con le parole del dipinto?<\/p>\n<p>Doveva tradurre quei termini scritti in latino. Si mise a pensare, l\u2019orologio segnava le 16:20.<\/p>\n<p>Sator Arepo Tenet Opera Rotas.<\/p>\n<p>Cominci\u00f2 dal primo vocabolo, Sator, con qualche difficolt\u00e0. Viaggi\u00f2 nella memoria in cerca di riferimenti passati. Aveva letto diverse interpretazioni sull\u2019incisione, doveva ricordarsi che cosa dicevano, doveva ricordare.<\/p>\n<p>&#8211; Sator\u2026.Sator\u2026Mi sembra che voglia dire \u2018seminatore\u2019. Potrebbe anche\u00a0 essere. Che sia una frase per l\u2019agricoltura? &#8211; Pensava tra s\u00e9 e s\u00e9 &#8211; Certo\u2026per\u00f2\u2026una frase agricola incisa sulle cattedrali avrebbe ben poco senso. Forse un auspicio per il raccolto, chiss\u00e0-<\/p>\n<p>All\u2019improvviso ebbe un flash e le vene in mente un\u2019immagine del passato. Si rivide da piccola, nel banco della scuola elementare mentre colorava un disegno per la maestra di storia. Era l\u2019immagine di un dio Egizio &#8211; Come si chiamava? Ah ecco, Hathor, si chiamava Hathor. Sator, Seminatore, Hathor, dio.\u00a0 Ma certo! Seminatore inteso come padre, divinit\u00e0! Tutto torna con le cattedrali, andiamo avanti.-<\/p>\n<p>Martina parlava al plurale in cerca di un confronto, l\u2019idea di essere sola in quel silenzio surreale le dava un certo senso di disagio a cui preferiva non pensare.<\/p>\n<p>Prese il secondo vocabolo: Arepo. Ci pens\u00f2 a lungo ma niente, Arepo proprio non le veniva in mente. Si sent\u00ec scoraggiata ma decise di ignorare la sensazione di sgomento e di paura che diventava sempre pi\u00f9 profonda, quindi pass\u00f2 alla parola \u2018Opera\u2019.<\/p>\n<p>&#8211; Opera \u00e8 facile, mi pare sia un complemento di mezzo. Significa \u2018con le opere\u2019, ci pu\u00f2 stare.<\/p>\n<p>E Rotas? Che cosa significa Rotas? Saranno Ruote? &#8211;<\/p>\n<p>La parola \u2018ruote\u2019 la riport\u00f2 al carro del contadino, forse allora Sator significava davvero seminatore. Uffa, era troppo difficile, non ce l\u2019avrebbe mai fatta!<\/p>\n<p>Si stese per terra e chiuse gli occhi, come faceva quando era sola in casa e sentiva la musica di Moby. Pens\u00f2 alle ruote di legno e le venne in mente il suo professore del liceo mentre spiegava il moto di rotolamento. Fece un sorriso, quello che le era sempre apparso come un tormento diventava adesso un segno di vita che le riscaldava il cuore. Poi continu\u00f2 a pensare.<\/p>\n<p>&#8211; Le ruote sono cerchi che scorrono\u2026.cerchi che scorrono, cerchi-che-scorrono. &#8211;<\/p>\n<p>Sent\u00ec un brivido forte, la parola cerchi la fece sussultare.\u00a0&#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Il cerchio \u00e8 l\u2019immagine del divino! \u00c8 la ciclicit\u00e0, il tempo, lo scorrimento senza inizio e senza fine, l\u2019equilibrio dinamico- Ripet\u00e9 le parole con le loro traduzioni per cercare un senso complessivo: \u2018Dio Arepo tiene con le opere i cerchi\u2019. Il significato era ancora decisamente oscuro.<\/p>\n<p>Rimaneva da tradurre Arepo ed era in grossa difficolt\u00e0. Ripens\u00f2 a tutto, a lei sul tappeto, all\u2019orologio fermo, allo specchio nel mezzo del quadro. Gi\u00e0\u2026.lo specchio. Lo specchio l\u2019aveva riflessa, aveva restituito l\u2019immagine di lei. NON LEI, LA SUA IMMAGINE. E che cosa faceva la parola tenet? Divideva il quadro quadrato in parti simmetriche, proprio come uno specchio. Sopra le parole Sator Arepo, sotto Opera Rotas. Sopra Dio e sotto il divino, la sua manifestazione. Ma perch\u00e9 Arepo?\u2026 non ricordava che ci fosse una parola simile in latino. Non ricordava, non ricordava!<\/p>\n<p>&#8211; Per\u00f2 aspetta &#8211; disse Martina a voce alta &#8211; Mi fa venire in mente qualcosa\u2026forse non c\u2019entra nulla o forse s\u00ec\u2026non lo so, non lo so\u2026 &#8211; I pensieri le si si affastellavano nella mente.<\/p>\n<p>Ripens\u00f2 a un passo dell\u2019Odissea in cui le\u00a0 Simplegadi, due promontori nel mare, venivano chiamate in due versi vicini con due nomi differenti e Circe diceva che uno \u00e8 il nome usato dagli uomini mente l\u2019altro \u00e8 usato dagli Dei. Anche Proclo, del resto, se non ricordava male disse ai saggi una cosa simile, che le divinit\u00e0 appaiono con nomi che i profani non conoscono.\u00a0&#8211;<\/p>\n<p>&#8211; Arepo potrebbe dunque essere un nome di Dio e rappresenta ci\u00f2 che gli uomini non possono capire&#8230; &#8211; Martina sent\u00ec un tuffo al cuore.<\/p>\n<p>-Dunque, ricapitoliamo. Tenet \u00e8 la capacit\u00e0 di Dio, Dio Tiene, detiene, ha. Dio inteso come Principio regolatore, come Senso, come Energia di tutte le cose.\u00a0 Ma Tenet \u00e8 anche lo specchio che lo separa dal suo riflesso, l\u2019unica cosa che possiamo vedere di Lui. Lo vediamo nel tempo, nella natura, nelle opere dell\u2019uomo. Non vediamo il Principio, che sta in alto, vediamo la sua immagine riflessa, rappresentata in basso dal cerchio!<\/p>\n<p>Non era forse questa un\u2019 interpretazione esoterica del problema della quadratura del cerchio? Trovare un quadrato che avesse l\u2019area uguale a quella di un cerchio; costruire con la riga e il compasso, strumenti terreni, una figura che rappresentasse l\u2019immagine della Legge Suprema.<\/p>\n<p>&#8211; Ed \u00e8 un problema irrisolvibile perch\u00e9 quel quadrato geometricamente non si pu\u00f2 trovare &#8211; disse Martina. E lo ripet\u00e9, urlando con tutto il fiato che aveva in gola: &#8211; Non si pu\u00f2 trovare!-<\/p>\n<p>Eccolo l\u00ec, il senso del Sator Arepo: un quadrato che contiene un cerchio di parole, il desiderio di vedere ci\u00f2 che non possiamo immaginare. Veniva inciso sulle cattedrali per indicare l\u2019opera con cui l\u2019uomo tende a Dio, un luogo profondamente sacro.<\/p>\n<p>Era un messaggio cifrato, pieno di simboli e comprensibile a pochi, perch\u00e9 il problema di vedere Dio \u00e8 da sempre inaccessibile . Era un labirinto dentro se stessi, un groviglio di significati alla ricerca di un rimando che consentisse per una volta di vedere il padre. La richiesta disperata di un senso, il desiderio illegittimo di toccare con le mani la felicit\u00e0 e di provare per un istante la sensazione di essere immortali, perch\u00e9 \u201cchi \u00e8 stato felice una volta non potr\u00e0 mai essere distrutto\u201d.<\/p>\n<p>Martina era esausta, tremava e piangeva per la commozione.<\/p>\n<p>Si asciug\u00f2 la fronte e con la coda dell\u2019occhio vide l\u2019orologio, erano le 16:21.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/IMG_2078-08-10-17-06-55-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-821\" src=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/IMG_2078-08-10-17-06-55-1-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/IMG_2078-08-10-17-06-55-1-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/IMG_2078-08-10-17-06-55-1-768x1024.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u2018Tutti i quadri hanno una porta\u2019- Con questa frase nella testa Martina si sdrai\u00f2 sul tappeto proprio di fronte al dipinto. 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