{"id":914,"date":"2018-01-27T08:08:36","date_gmt":"2018-01-27T07:08:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/?p=914"},"modified":"2018-02-25T18:54:21","modified_gmt":"2018-02-25T17:54:21","slug":"neurobiologia-dellacqua-calda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/articoli\/neurobiologia-dellacqua-calda\/","title":{"rendered":"Neurobiologia dell&#8217;acqua calda"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono cose che sappiamo da sempre, aspetti del nostro funzionamento interno che riconosciamo d\u2019istinto e che avvertiamo come procedimenti familiari: Il bisogno di staccare la mente se siamo affaticati, il pungolo sottile che sentiamo se facciamo qualcosa che non ci convince, la sensazione di appagamento che proviamo quando finalmente afferriamo un concetto che fino ad allora ci era sfuggito. Sono sensazioni che accompagnano la nostra quotidianit\u00e0 e che gestiamo mentre facciamo altro; voci che affiancano silenziosamente i nostri gesti e che inquadriamo per abitudine come parte di noi. Quando ho letto \u2018Focus\u2019, di Daniel Goleman, ho avuto l\u2019impressione che tutte quelle voci, quegli stimoli e quelle sfaccettature interiori trovassero finalmente una giustificazione biologica; ho avvertito la meraviglia, anch\u2019essa sfaccettata, di dare improvvisamente un senso a tutti quei processi che definiscono l\u2019essenza di noi.\u00a0<a href=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/copertina-focus.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-910 alignleft\" src=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/copertina-focus-197x300.jpg\" alt=\"\" width=\"197\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/copertina-focus-197x300.jpg 197w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/copertina-focus.jpg 328w\" sizes=\"auto, (max-width: 197px) 100vw, 197px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Se dovessi dare una definizione di quanto ho letto e descrivere in una sola frase il cuore del libro, con un certo abuso di linguaggio direi che che si tratta di neurobiologia del buon senso: spiegazioni scientifiche di quello che sappiamo gi\u00e0. Perch\u00e9 allora tanta meraviglia, se tutte le ricerche conducono a quella che sembrerebbe la scoperta dell\u2019acqua calda? Il libro di Goleman non dice che esiste l\u2019acqua calda; spiega invece <i>perch\u00e9<\/i> \u00e8 calda, individua i criteri con cui poterla accumulare e, soprattutto, aiuta a utilizzarla correttamente: senza sprechi e pi\u00f9 a lungo possibile.<\/p>\n<p>In questo articolo, dedicato alla pubblicazione del calendario del 2018, provo a delineare un percorso contenente alcuni dei punti del libro; una specie di riassunto commentato su certi elementi significativi. Mi sono imposta di fare una selezione stringatissima delle cose da dire e per motivi di spazio ho deciso di concentrarmi su tre aspetti. Rimando chi ha voglia alla lettura del testo integrale, che \u00e8 scorrevole e molto chiaro. Il calendario del 2018 \u00e8 ispirato a queste scoperte e riporta, mese per mese, alcune riflessioni sul tema. Come sempre, chi vuole pu\u00f2 stamparlo e appenderlo dove gli va ( Goleman non d\u00e0 indicazioni particolari al riguardo, potete sbizzarrirvi e attaccarlo, per esempio, sul SUV scintillante del vostro antipatico vicino di scrivania. In questo caso cercate di non farvi vedere e scappate subito molto lontano). Ecco dunque i tre punti, buona lettura.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Punto 1. Impulso istintivo e attenzione volontaria.<\/em><\/p>\n<p>Il nostro cervello ospita due sistemi mentali che sono collocati in aree distinte e che hanno funzioni indipendenti. Il primo, assai pi\u00f9 antico, si trova nella zona subcorticale, all\u2019interno dei cosiddetti gangli di base. \u00c8 il sistema in cui prendono vita l\u2019<i>istinto<\/i> e il <i>riflesso inconsapevole<\/i>; quello che ci consente di avvertire il pericolo prima di averlo compreso razionalmente. Biologicamente, questo sistema ha\u00a0 consentito la sopravvivenza della specie perch\u00e9 ha dotato l\u2019uomo di un radar interiore capace di allertarlo nei momenti di urgenza. \u00c8 chiamato sistema \u2018bottom-up\u2019: dal basso verso l\u2019alto: contiene capacit\u00e0 che emergono da dentro e che qualche volta ci stupiscono perch\u00e9 ci danno informazioni preziose.<\/p>\n<p>Il secondo sistema \u00e8 invece posizionato nella parte superiore del cervello, nella neocorteccia e nella regione frontale. \u00c8 noto come sistema \u2018top-down\u2019: dall\u2019alto verso il basso; \u00e8 molto pi\u00f9 recente (si parla comunque di centinaia di migliaia di anni) e gestisce le funzioni dell\u2019intelletto: la <i>razionalit\u00e0<\/i>, la <i>progettualit\u00e0,<\/i> l\u2019<i>attenzione volontaria<\/i>.<\/p>\n<p>Il sistema bottom-up \u00e8 veloce; quello top-down \u00e8 lento.<\/p>\n<p>Quando impariamo a fare qualcosa come guidare, parlare un\u2019altra lingua o risolvere un problema matematico, utilizziamo il sistema top-down: per apprendere \u00e8 necessario un atto di volont\u00e0 ragionata. Non appena ci siamo impratichiti il cervello passa queste funzioni al sistema bottom-up che le fa diventare simili ad automatismi (che meraviglia!): dopo un po\u2019 di esercizio guidiamo disinvoltamente mentre pensiamo ad altro e scomponiamo polinomi senza un grande sforzo, capaci di manipolare i simboli e, contemporaneamente, di dirigere il pensiero sul passo successivo del problema. Dopo questo passaggio di consegne, qualsiasi cosa stiamo facendo non impariamo pi\u00f9. Il nostro livello di bravura si arresta, continuiamo a fare quello che abbiamo imparato fino ad allora senza apportare un\u2019ulteriore evoluzione. \u00c8 qui che la via del professionista si biforca rispetto a quella del principiante: il primo continua a esercitare un\u2019attenzione consapevole su ci\u00f2 che sta facendo e raggiunge risultati progressivamente migliori; il secondo, invece, si accontenta del livello abbastanza buono che ha raggiunto e lascia che i propri sforzi diventino operazioni di routine.<\/p>\n<p>Per tutto il corso della nostra vita, i sistemi Top-down e Bottom-up palleggiano i nostri meccanismi interni passandosi informazioni, stimoli e stati emotivi. Proprio gli stati emotivi di grande entit\u00e0 dirottano i circuiti neurali e danno alla parte bassa del cervello il comando delle nostre azioni. Per questo motivo urliamo se ravvisiamo una paura improvvisa, sobbalziamo se sentiamo un rumore inaspettato, diventiamo rossi e impacciati se incontriamo qualcuno che ci piace. La capacit\u00e0 di ripresa \u00e8 opera del sistema top-down, che lavora per noi mentre siamo distratti.<\/p>\n<p><em>Punto 2. La creativit\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>Quando non lavoriamo su compiti mentali specifici, la nostra mente vaga.<\/p>\n<p>Moltissimi scienziati di grande valore tra cui Einstein e Heisenberg, tanto per citarne due, hanno raccontato di essere giunti a grandi scoperte in momenti inattesi, in cui stavano facendo altro. Una passeggiata, un bagno in vasca (eureka!), un momento di svago. Che la notte porti consiglio, del resto, non \u00e8 mai stato un mistero. Tutt\u2019altra cosa, invece, \u00e8 spiegare perch\u00e9 questo succeda.<\/p>\n<p>Il nostro cervello immagazzina molte informazioni in diversi circuiti; quando gli concediamo un riposo dalle attivit\u00e0 che richiedono concentrazione, entra nel cosiddetto \u2018stato di default\u2019 e gironzola tra i sentieri pi\u00f9 profondi del nostro io.<\/p>\n<p>Le scansioni celebrali degli studi recenti hanno rilevato che, durante questo vagabondare della mente, risultano attive due aree distinte. La prima zona, detta zona mediale, \u00e8 da tempo associata all\u2019attivit\u00e0 di svago e \u2018si accende\u2019 quando non svolgiamo compiti cognitivi specifici, cio\u00e8 quando non pensiamo a nulla di particolare. La seconda zona, invece, comprende il sistema esecutivo della corteccia prefrontale che, sorpresa delle sorprese, \u00e8 normalmente deputato a mantenerci concentrati quando facciamo uno sforzo intellettivo consapevole.<\/p>\n<p>Sembra dunque che una mente alla deriva abbia una funzione fondamentale per il nostro apprendimento e che, libera di vagare, contribuisca a incrementare tutte quelle abilit\u00e0 che risultano legate a intuizione e fantasia. <a href=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/donnine-sulle-nuvole.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-911 alignright\" src=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/donnine-sulle-nuvole.jpg\" alt=\"\" width=\"278\" height=\"181\" \/><\/a>Suonano profetiche le parole di Emma Castelnuovo, insegnante e figura di spicco nell\u2019ambito della didattica della matematica del secolo scorso: \u2018bisogna dare ai ragazzi il tempo di perdere tempo\u2019. \u00a0Per essere innovativa, la mente ha bisogno di apertura; se siamo troppo concentrati su qualcosa riduciamo la possibilit\u00e0 di associazioni libere tra i ricordi e i pensieri immagazzinati nel nostro cervello.<\/p>\n<p>Allo stesso modo, una mente continuamente bombardata da stimoli e distrazioni non ha spazio per creare e tende, come effetto collaterale, a soffermarsi sulle preoccupazioni generando uno stato di ansia. L\u2019equilibrio, come vuole il buon senso, deriva da una forma di cooperazione tra il circuito della mente vagante e quello del controllo cognitivo e si traduce, di fatto, in un\u2019alternanza ponderata tra momenti di pensiero attivo e momenti di libero svago.<\/p>\n<p>Non esistono ricette sicure ma abbiamo a disposizione diversi fattori di incoraggiamento: qualche tecnica di respirazione, i pensieri positivi e la volont\u00e0.<\/p>\n<p><em>Punto 3. Il pensiero di gruppo.<\/em><\/p>\n<p>Tutti noi viviamo in diversi contesti sociali in cui esercitiamo le nostre funzioni: il posto di lavoro, la famiglia, la comunit\u00e0 del vicinato e delle nostre abitudini quotidiane.<\/p>\n<p>Ciascuno di questi contesti rappresenta in qualche modo un gruppo che ci vede protagonisti: un ambiente in cui operiamo delle scelte e in cui adottiamo delle norme comportamentali condivise.<\/p>\n<p>Il funzionamento di un sistema dipende, in gran parte, dalla condotta degli individui che lo compongono; dunque anche noi contribuiamo, in quanto partecipanti, a determinare il successo o il fallimento del progetto d\u2019insieme.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 nonostante il gruppo appare come un\u2019entit\u00e0 autonoma, un soggetto che si profila diverso dalla somma dei suoi componenti e che acquisisce una forma di pensiero quasi indipendente: il gruppo sceglie, il gruppo sbaglia, il gruppo tramanda.<\/p>\n<p>Si potrebbe parlare a lungo dei motivi per cui un gruppo funziona meglio o peggio di un altro, dando per scontato che il verbo \u2018funzionare\u2019 si riferisce a una serie di parametri tra cui la qualit\u00e0 dei rapporti all\u2019interno dell\u2019equipe, l\u2019efficienza del lavoro di squadra, l\u2019innovazione progressiva raggiunta nel quadro d\u2019insieme.<\/p>\n<p>Le ricerche pi\u00f9 recenti hanno tuttavia messo a punto dei fattori di rischio e dei punti di forza da cui prendere spunto per ottenere risultati migliori, qualsiasi sia l\u2019ambiente di riferimento.<\/p>\n<p>Il primo punto, che appare come una via di mezzo tra un monito e una brutta notizia, \u00e8 che il gruppo \u00e8 capace di auto-convincersi di cose sbagliate. Sono pensieri alimentati dai cosiddetti \u2018punti ciechi condivisi\u2019, vere e proprie cantonate generate dal bisogno di difendere un\u2019opinione anche quando sono presenti degli elementi che avvalorano l\u2019opinione contraria. \u00c8 un effetto che si verifica quando questi elementi, capaci di incrinare le assunzioni di base, minano l\u2019esistenza e l\u2019entit\u00e0 del gruppo stesso: di fronte alla paura di non superare la crisi, l\u2019insieme nega l\u2019evidenza. \u00c8 il caso di consigli di amministrazione che portano a picco l\u2019azienda con decisioni sbagliate, di famiglie che nascondono violenze domestiche per paura di quello che potrebbe succedere a seguito di una denuncia, di centri di potere che continuano a proporre modelli economici risultati dannosi. La paura consegna il gruppo all\u2019errore.<\/p>\n<p>Altra cosa, e questo \u00e8 il secondo punto, \u00e8 la responsabilit\u00e0 di ciascuno sul funzionamento collettivo. Goleman indica due fattori necessari affinch\u00e9 tutti diano il meglio di s\u00e9:\u00a0 <em>presenza mentale<\/em><i> e <\/i><em>senso di sicurezza.<\/em> La presenza mentale consiste nella volont\u00e0 di ogni membro di capire quello che sta succedendo, l\u2019acquisizione consapevole della direzione di marcia, degli ostacoli e dei punti di criticit\u00e0. Il senso di sicurezza \u00e8 la tendenza a riconoscere il gruppo come un \u2018posto sicuro\u2019, un luogo in cui ciascuno possa esprimersi liberamente e in cui sia permesso di dare opinioni diverse da quelle della maggioranza.<\/p>\n<p>Si potrebbero definire <i>atti collettivi di autoconsapevolezza<\/i>, condizioni che mescolano la sfera privata delle proprie convinzioni con quella pubblica dell\u2019agire sociale; pratiche che, a ben vedere, avvalorano la <i>l<\/i><em>ibert\u00e0 della partecipazione<\/em>.<\/p>\n<p>In ogni caso, qualsiasi sia il gruppo di appartenenza, \u00e8 necessario che ci siano degli \u2018spiragli di apertura\u2019 verso il mondo esterno. Gli elementi di novit\u00e0, da qualsiasi parte arrivino, portano nell\u2019aria l\u2019ossigeno che mette in moto le idee.\u00a0Singolare \u00e8, su questo punto, la somiglianza di funzionamento tra le mente collettiva e quella del singolo individuo: il bisogno di apertura caratterizza entrambe. Cos\u00ec come per il singolo, anche per il gruppo \u00e8 utile disporre di tempo libero. La condivisione di momenti di svago rafforza e rinvigorisce le relazioni tra le persone come quelle tra neuroni; la gioia contribuisce allo sviluppo dell\u2019intelligenza tanto quanto la tattica e la concentrazione.<\/p>\n<p>Goleman continua, io mi fermo qui. Se siete arrivati a questo punto significa che siete dotati di un\u2019ottima struttura di controllo cognitivo e che il vostro sistema top-down funziona egregiamente.<\/p>\n<p>Vi lascio con i mesi del calendario e approfitto per augurare a tutti un bellissimo 2018, comunque sia cominciato.<\/p>\n<p>Il vostro cervello \u00e8 un\u2019opera d\u2019arte, trattatelo con cura.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/febbraio-con-scritta.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-899\" src=\"http:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/febbraio-con-scritta-300x212.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"212\" srcset=\"https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/febbraio-con-scritta-300x212.jpg 300w, https:\/\/www.buongiornomatematica.it\/blog\/wp-content\/uploads\/2018\/01\/febbraio-con-scritta-768x543.jpg 768w, 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