L’accoglienza dello Zero

Nel sistema posizionale, ogni cifra assume un valore diverso in base alla sua collocazione tra le altre cifre. Se scriviamo 8642 intendiamo 8 migliaia, 6 centinaia, 4 decine e 2 unità.
L’otto, che si trova all’inizio della fila, assume automaticamente il valore di ottomila per il solo fatto di avere tre cifre a seguito, il 6 al secondo posto vale in realtà seicento in quanto scortato da altre due cifre, il 4 racchiude in sé un 40 e solo il 2 che si trova all’ultimo posto esprime il numero delle unità.
Se aggiungiamo 50 al numero 8642, la colonna delle decine alza il suo livello di cinque tacche e il numero diventa 8692. Se invece aggiungiamo 60, la stessa colonna raggiunge il livello massimo e la situazione comincia a farsi interessante. Riempita fino alla decima tacca, la colonna delle decine diventa un centinaio e travasa il suo contenuto nella linea accanto che passa così da 6 a 7. Al suo posto compare uno zero, simbolo di uno spazio rimasto vuoto e metafora del nulla. Il numero è diventato 8702; senza quel cerchio allungato collasserebbe in 872 e parlerebbe di un’altra entità.
Zero non conta niente ma aumenta il valore dei numeri che ha dietro, allarga le cifre e tiene lo spazio per qualcosa che deve arrivare. Il vuoto diventa accoglienza, l’assenza si fa ricettività.
È il posto lasciato per l’ospite in viaggio, la quiete del nido che aspetta, la terra che cura la semina sotto la neve.
Zero è un numero a pieno titolo che prende forma dalle circostanze, l’occasione nascosta nelle storie da inventare, la mancanza di rumore che accarezza il silenzio.

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