Daniel Tammet

Le cifre decimali di π non seguono uno schema periodico o regolare, compaiono disordinatamente l’una dietro l’altra senza possibilità di previsione.
Nel 2004 lo scrittore autistico Daniel Tammet ha vinto a Oxford il record di recitazione di π declamando a memoria 22 514 cifre di fronte a una giuria di matematici e a un pubblico formato da curiosi e giornalisti.
Quello che riporto è un estratto del pensiero di Tammet durante la gara, ragionamenti estrapolati dalle bellissime pagine delle sue riflessioni mentre il tempo passava e la sua voce scandiva l’infinito.

Ogni tanto uno starnuto o un colpo di tosse del pubblico inframmezza lo scorrere delle cifre. Non ne sono infastidito. Medito sui colori, le forme e le superfici del mio paesaggio numerico interno. Ascoltando le cifre sentono le taglie che portano, i compleanni dei familiari, le password dei computer. Sentono estratti dei numeri di telefono dei loro amici, dei fidanzati, dei genitori. Alcuni si sporgono un po’ in avanti, in attesa.
A volte declamo le cifre velocemente, altre volte rallento, sento che il pubblico respira al mio stesso ritmo.
Non voglio guardare la gente negli occhi, mi fisso le ossa e le vene delle mani e i graffi sul tavolo di legno dove sono posate. Su alcune guance non posso fare a meno di scorgere le lacrime. Nessuno li ha avvertiti che avrebbero trovato il numero tangibile e commovente, eppure si abbandonano volentieri al suo scorrere.
Passa un’ora, poi un’altra. Se perdo la calma è finita, se non pronuncio la prossima cifra nel giro di pochi istanti il tempo scadrà.
Sono oramai trascorse cinque ore, comincio a farfugliare, la stanchezza mi da alla testa. Ma l’arrivo è ormai in vista. Sono impaurito: ne sarò all’altezza? La tensione mi sprona allo sforzo finale. E così, qualche minuto dopo, declamo: “ sei, sette, sei, cinque, sette, quattro, otto, sei, nove, cinque, tre, cinque, otto, sette. È tutto, non c’è altro da dire. Ho finito di raccontare la mia solitudine, può bastare”.

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