Il contorno sfumato del pensiero
Ci si può chiedere se il perimetro del triangolo appartenga al triangolo e se il contorno faccia parte della figura, certo è che senza perimetro il triangolo non c’è.
L’unico modo di disegnarlo è tracciarne i confini, racchiudere in tre segmenti una parte di piano e con quelli distinguere il dentro dal fuori; marcare i punti di frontiera per dar vita alla forma.
Il perimetro dell’uomo è il suo pensiero, una trama fitta e avvolgente che fa vibrare migliaia di nodi . È l’interfaccia di comunicazione con l’esterno, il metro di giudizio, lo strumento di lettura; è la rete che interpreta e collega, la tela che contiene e anche la griglia che imprigiona. 
Siamo capaci di apprendere gli uni dagli altri e per questo forse meno liberi, condizionati dal giudizio e motivati dall’utilità. Ma tra l’ordito e la trama un bagliore silenzioso pulsa e chiede protezione; è la luce del libero arbitrio che sostiene le idee più coraggiose, il lampo della coscienza che libera l’iniziativa e sorregge l’immaginazione.
Siamo a metà strada tra l’anima e il pensiero, asse del segmento che li unisce, funamboli occasionali sui lati del triangolo che riusciamo a disegnare.
