6. La paura più grande

Gli anni passarono veloci e Mia, da bambina insicura, si trovò ad essere una ragazza determinata e fiera. Continuava a vedere Anna nei momenti liberi, tutte le volte che aveva bisogno di parlare o di ripensare a qualcosa senza paura di essere giudicata.

Anche Greg era cresciuto ed era diventato un giovane ironico dall’aspetto accattivante, non troppo distaccato e mai abbastanza espansivo; sfoggiava quella singolare via di mezzo tra l’entusiasmo e la riservatezza che poteva lasciare interdetta, qualche volta incantata, la nuvola di persone in cui si muoveva con grande disinvoltura. Il fascino di Greg era dovuto al fatto che lui, alla sua giovane età, aveva già vissuto molte vite. Nei primi anni dell’infanzia si era accorto che la sua famiglia non era esattamente come quella dei suoi compagni; il padre lavorava all’Università e girellava per la casa pensando a voce alta frasi spesso incomprensibili; sua madre ripeteva i dialoghi di qualche film in bianco e nero e non esitava a considerarli risposte, qualsiasi fossero le domande che le erano state poste. In compenso sorrideva molto e tutte le volte che passava accanto al figlio gli accarezzava i capelli e lo baciava sulla fronte. Greg era cresciuto così, abituato a gestire una quotidianità fatta di parole staccate dai fatti e fatti staccati dai pensieri, come se la realtà prendesse forma su piani diversi che qualche volta avevano la fortuna di incontrarsi generando una direzione comune.

Ogni tanto suo padre si incantava, cominciava a fissare un punto sul muro e stava zitto, completamente rapito. Le prime volte che Greg aveva assistito a questi momenti di estraniamento aveva provato a interagire con lui ma non ci era riuscito e si era messo a piangere; quando succedeva sua madre Adele lo prendeva in braccio e lo tranquillizzava:

-Papà non è malato- diceva con voce rassicurante- bisogna solo aspettare che torni-. E infatti poi tornava.

Una volta, quando Greg frequentava i primi anni di scuola, Adele dovette assentarsi per qualche giorno; suo fratello in campagna aveva avuto dei problemi di salute e lei voleva andare a trovarlo. Libero le disse di non preoccuparsi e di partire tranquilla perché lui si sarebbe occupato di ogni cosa, compresa la gestione del figlio.

In quei giorni andò quasi tutto bene perché Adele si era preoccupata di lasciare in frigo cibo pronto per diversi pranzi e svariate cene e aveva attaccato per la casa bigliettini con le cose principali da fare, incluso qualche dialogo tra Audrey Hepburn e altri protagonisti dei film. Sul comodino di Libero aveva scritto “Se fossi morta e sepolta e mi giungesse la tua voce, pur nel freddo dell’avello il mio cuor sussulterebbe”; In salotto, vicino al divano, aveva appeso una nota tratta da Vacanze Romane: “Qui ho imparato a vivere…Ho imparato a essere qualcosa di questo mondo che ci circonda senza restare lì, in disparte a guardare”. Sulla porta di casa, infine, aveva affissa la scritta: “E a mezzanotte me ne tornerò, simile a Cenerentola, là da dove sono evasa” .

Nessuno avrebbe letto quei biglietti perché Libero era incredibilmente distratto e Greg non sapeva ancora leggere bene, ma Adele pensò di aver fatto una cosa necessaria e partì col cuore gonfio di nostalgia.

Stavano per finire i giorni in cui padre e figlio erano da soli, quando Libero si scordò di andare a prendere il bambino a scuola. Greg rimase per la mano della maestra per dieci, venti, trenta minuti, poi si rassegnò e si mise a sedere sulla scalinata davanti al portone mentre la maestra lo guardava con compassione. In quel momento passarono la signora Baroncini e sua figlia Mia, che abitavano nel palazzo di fronte al suo. La madre di Mia si offrì di prendere il bambino, forte di una delega che Adele le aveva fatto firmare prima di partire. La maestra fu felice di accontentarla.

Arrivati a casa, i due bambini fecero merenda e si misero a giocare, poi si sdraiarono sul tappeto e, per qualche strano motivo, cominciarono a raccontarsi le loro paure.

– La mia paura più grande è che la maestra mi faccia risolvere i problemi di geometria alla lavagna – disse Mia.

– La mia paura più grande è che mio padre si scordi di venirmi a prendere – disse Greg.

I due si misero a ridere, con le braccia incrociate sotto la testa e lo sguardo rivolto verso il lampadario.

Quando arrivò Libero disse trafelato che aveva fatto tardi senza subodorarlo, raccontò che non gli era tornato un calcolo di Analisi Complessa e non si era accorto che il tempo stava circolando nell’orologio da polso oltre che in quello sulla scrivania, visto che aveva chiuso entrambi in un cassetto acchiavato per non sentire il ticchettio addosso ai pensieri. Notificò la propria autocommiserazione e aggiunse che era profondamente isolato.

Greg tradusse: suo padre era desolato perché aveva fatto tardi senza rendersene conto. La signora Baroncini fece un sorriso e gli dette la mano.

-È stato un piacere averti con noi – disse.

Greg sorrise a sua volta e ringraziò.

Da quel giorno Greg e Mia diventarono inseparabili, giocavano insieme tutti i pomeriggi e cominciarono a comunicare nei modi più disparati. Quando non potevano uscire facevano squillare il telefono di casa ed esibivano alla finestra dei cartelloni scritti da loro, esercitando una fantasia che andava ben oltre la connessione da cellulare tipica degli anni a seguire. Tutto proseguiva per il meglio, con la presenza di Mia la vita di Greg pareva aver acquisito dei connotati più o meno regolari perché la bambina era un’ottima interlocutrice e una ricchissima fonte di allegria.

Verso gli 11 anni Greg si accorse di aver ereditato dal padre una forte predisposizione alla matematica. In classe era sempre stato bravo, faceva i calcoli velocemente e imparava con facilità le procedure di risoluzione. Quello che non sapeva di avere, però, era la capacità di vedere con chiarezza ciò che gli altri bambini non riuscivano a immaginare. Ne prese atto un giorno d’estate, quando annoiato entrò in una biblioteca col proposito di passare qualche ora tra i libri di fantascienza.

Trovò un volume in cui una nave spaziale veniva raffigurata come una specie di braccialetto che invece di chiudersi a cerchio faceva una mezza torsione e assumeva la forma di un OTTO.  Gli abitanti della nave potevano muoversi avanti e indietro passando dalla parte interna a quella esterna senza varcare alcun confine, seguendo un percorso che diventava infinito. 

-“Fico!” -Pensò Greg – “così attorcigliata la navicella ha una sola superficie; non è come un braccialetto, che invece ha un davanti e un dietro. Se uno cammina sulla parte esterna di un braccialetto rimane sempre fuori, qui invece si ritrova dentro e non se ne accorge nemmeno…”-

Ma la fantasia di Greg andò oltre. Il bambino si immaginò di far percorrere la cellula  spaziale in due sensi di marcia e finse di disegnare una riga tratteggiata per tutta la lunghezza del nastro, in modo da dividerlo a metà come se fosse un’autostrada separata in due corsie.  Spinto da non si sa quale intuizione, gli venne in mente di tagliare il nastro lungo la linea tratteggiata e si trovò ad immaginare una cosa sorprendente.

“Ottengo un nuovo nastro, ancora attorcigliato ma più grande!”- pensò con una sorta di brivido.  “E se la taglio ancora?”

Greg sentì l’urgenza di provare. Si fece dare dal bibliotecario un foglio, un rotolo di scotch e un paio di forbici, costruì il suo nastro e lo tagliò nel verso della lunghezza, poi lo tagliò ancora.

Quello che ottenne lo fece sussultare: erano due anelli concatenati. 

Senza saperlo, Greg stava maneggiando il Nastro di Möbius, una superficie carica di meraviglie molto studiata dai matematici.

Prima di tornare a casa Greg si fermò da Mia per condividere le sue scoperte. Al termine ‘superficie bidimensionale’  Mia pensò che quello non era un argomento per lei, ma rimase comunque ad ascoltare per non tradire la fiducia dell’amico.

Quella notte il bambino dormì poco, nel nastro di Möbius c’era qualcosa che lo rapiva e lo agitava allo stesso tempo; una sorta di centrifuga emotiva da cui era impossibile uscire.

Non sapeva, Greg, che si sarebbe occupato di matematica per tutta la vita e che la centrifuga sarebbe presto diventata un ciclone.

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