La moglie dell’angolo giro
Si sparse la voce nel Paese della Geometria e dopo qualche giorno comparvero i manifesti pubblicitari, affissi agli angoli di tutte le strade e sulla facciata del municipio: ‘Il giorno 3 marzo dell’anno 030303, alle ore 3,30, tutti gli abitanti del Piano sono invitati a partecipare alla Prova Del Vento che si terrà in cima alla Collina del Soffio Variabile. In onore del vincitore, un monumento verrà posizionato in via del Baricentro, di fronte alla scuola dei saltimbanchi.’
Tutti entrarono in agitazione e per qualche mese non si parlò d’altro; finalmente arrivò il 3 marzo e una lunga processione di figure partì dal basso della valle per raggiungere la sommità della collina. Alle 3,30 in punto il sindaco batté tre colpi di tamburo e chiamò il primo partecipante alla gara. Da dietro la tenda degli sfidanti uscì il segmento, baldanzoso e fiero della sua diritta postura.
– Ohhhhhhhhhhh – Un coro di meraviglia si alzò tra il pubblico della platea.
Il segmento arrivò a balzelli sul bordo del crinale vicino alla bandierina viola dove il giudice della gara si sorreggeva a stento, aggrappato a una balaustra malferma e oscillante.
Il segmento trattenne il respiro e cercò con tutte le sue forze di mantenere una posizione verticale ma…niente da fare, alla terza ventata cadde e in un batter d’occhio si trovò tra i fili d’erba all’altezza di una coccinella, per giunta bassina.
– Arrivi il prossimo sfidante- disse il sindaco con tono deciso.
Tutti guardarono in direzione dalla tenda e quando questa si aprì, videro uscire un rettangolo.
– Che figura forte, che spalle quadrate! – disse l’Angolo Giro a sua moglie. Lei reggeva con una mano il cannocchiale mentre con l’altra esplorava il fondo di una busta di pop corn; con la velocità di una curva esponenziale appoggiò la busta sulle gambe del marito e infilò gli occhi nel cannocchiale.
Il rettangolo camminò su due piedi fino alla bandierina viola. Poi, con un colpo d’astuzia, si adagiò sul fianco più lungo per risultare più basso.
Tutti guardarono e trattennero il respiro quando il giudice cominciò a tener conto delle ventate. Prima di sentir pronunciare il numero sette, il rettangolo avvertì una sensazione improvvisa di smottamento, come se le sue forme fossero improvvisamente cambiate. I consiglieri del sindaco portarono subito uno specchio e lui vide quello che non avrebbe mai voluto vedere: era diventato un semplice parallelogramma. Si allontanò con fare sommesso e si diresse verso casa, sperando di rimediare la faccenda con un colpo di fon.
Il sindaco riprese la parola: -Entri il terzo sfidante-
Dalla tenda uscì un triangolo e tutti rimasero in silenzio a guardare.
Il triangolo si avvicinò al ciglio del burrone e il giudice cominciò a contare. Una, due, tre, quattro, ….10 ventate e il triangolo era ancora in piedi. Il giudice prese la parola e alzò il braccio del trilatero: – Ecco il vincitore!
Un coro di giubilo si alzò e le voci si diffusero per tutta la collina; i battiti di mani si sentirono fino alla ferrovia del paese vicino e i residenti di quella zona pensarono che fosse passato un treno pieno di tifosi.
Un mese dopo, in via del Baricentro di fronte alla scuola dei saltimbanchi comparve un’opera davvero straordinaria. Era una struttura ingegnosa composta da una moltitudine di triangoli che si appoggiavano l’uno sull’altro in un sorprendente gioco d’equilibrio. C’erano triangoli grandi e triangoli piccoli, ovunque forme triangolari che si ripetevano tra i puntelli e producevano, tutte insieme, nuovi triangoli di contenimento.
Era il monumento alla stabilità del triangolo, espressione di una proprietà rara e manifesto di una verità sottile per gli abitanti di altri mondi: sono figure con pochi lati quelle che portano la luce.
