Quindici quasi maturi
– Fatemi passare, sono il più grande! – Disse il 9 facendosi largo tra la folla.
– Ma chi si crede d’essere- bisbigliò il 7 al 4 con aria risentita- Non è nemmeno un numero primo. Io invece so bene che cosa significa essere unici, indivisibili e puri, sono io il più importante!
– Macché, macché – pensò tra sé il 4. Sei solo un rompiscatole dalla forma angolosa. Al contrario io sembro una bandiera che sventola sul mare. Come sono bello, come sono armonioso… giovane e pari, nessuno sta meglio di me! Di lì a poco si avvicinò il 2 che aveva la testa ricurva sulle spalle. Fece un sospiro e disse:
– Andate, andate…io son piccolino e non arrivo in alto. Mi basta la sufficienza e me la tengo cara, non ho pretese di successo. Ormai che son qui finisco e me ne torno a casa, un lavoretto lo troverò, basta accontentarsi. Del resto con la gobba è un’esistenza dura, si vedono solo i piedi e mai le facce di chi ti sta davanti, farò il lustrascarpe di sicuro.
– Non dire così- aggiunse l’1 mentre si scostava il ciuffo rosso dalla fronte – Allora io che devo dire?
– Tu almeno sei il primo della lista- rispose il 2 con aria mesta- invece io arrivo sempre secondo!
Non fece in tempo a finire il discorso che si sentì un tonfo e in un attimo comparve il 5 al centro del tappeto.
– Sono in mezzo all’universo!- Gridò il 5 compiaciuto – è questo l’ombelico del mondo, il punto più alto dell’albero cosmico, il centro di gravità permanente. Nessuno vede le cose da questo panorama, che posizione privilegiata, che vista meravigliosa!
Si affacciarono il 3 e il 6 alla finestra, rigorosamente insieme.
– Chi ha parlato? – Chiese d’istinto il 3
– Chi ha parlato? Chi ha parlato? – disse due volte 6.
Fece una smorfia il 3 e fece due smorfie il 6, poi rientrarono e la finestra si chiuse; un colpo prima e due colpi a seguire.
A balzelli arrivò l’8, con l’andatura di chi fa la corsa nei sacchi e ha perso il sacco per la strada.
– La sentite questa musica?- Disse incuriosito- Suona per noi! – Tutti drizzarono le orecchie.
Una bellissima melodia si diffuse nell’aria e fu impossibile resistere. Si presero per mano l’uno con l’altro fino a formare una stella, poi cominciarono a ballare. Qualcuno li vide dall’alto, in un vortice di colori e di sfumature incredibili.
C’erano delle tinte che la tavolozza non poteva immaginare, dei toni imprevedibili che sgorgavano a ogni scambio di mano e si mescolavano in ogni strato dell’atmosfera.
Ovunque si contasse, la somma dava lo stesso numero; in ogni direzione del quadrato lo stesso incredibile risultato. Era il numero 15, un numero completo: aveva bisogno di tutti e non scordava nessuno.

