10. Meno per più
Quando Sauro entrò in casa di Anna gli batteva forte il cuore. Aveva aspettato quel momento per molti anni, dal giorno in cui le aveva promesso che sarebbe stato sempre nelle vicinanze e che sarebbe corso da lei qualora ne avesse avuto bisogno. Si era trovato spesso a immaginare la scena del loro incontro; si era figurato l’espressione dei loro visi e si era perso nel dubbio più grande riguardo alle parole che avrebbe saputo dire. Aveva sognato quella circostanza come un incubo ricorrente e il più delle volte si era svegliato madido di sudore, strozzato dal panico di non riuscire a parlare.
Quando varcò la porta di ingresso, Sauro ebbe la sensazione che il tempo avesse compiuto il giro di una spirale e che fosse finalmente arrivato a un punto di snodo, come se gli anni passati avessero scavato il solco di un cammino senza panorama e ora consentissero finalmente di vedere la meta.
Anna lo guardò entrare e lo osservò. Con una certa dose di risolutezza, dettata più dal bisogno di capire che dal desiderio di vendetta, gli puntò gli occhi negli occhi. Lui resse lo sguardo e lei comprese il suo tormento; quindi accennò un mezzo sorriso e lo invitò a sedersi. Non ci fu bisogno di dire niente, era giunto per entrambi il momento di andare avanti.
In quell’istante la spirale di Sauro si srotolò e dette luogo a una strada, per la prima volta diritta.
-Ti preparo un caffè – esordì Mia.
-Grazie- Rispose lui- è quello che ci vuole.
Di fronte alla bevanda bollente cominciarono a parlare. Le due amiche raccontarono che cosa era successo negli ultimi mesi, da quando Libero e la sua famiglia erano partiti all’improvviso per un incarico all’Università di Berkeley. Riferirono che Greg, il figlio di Libero e di Adele, era uscito da scuola con i genitori e che non era più rientrato; che Mia l’aveva visto salire su un’auto scura con l’autista e che, da quello che sapevano, era tornato in città una sola volta per prendere le sue cose, dopo di che non avevano più avuto notizie perché i loro cellulari erano staccati.
Espressero la loro preoccupazione e spiegarono che nessuno dei tre era il tipo da assentarsi senza dare spiegazioni, chiarirono che Libero e Anna erano da sempre molto legati e che lui, nonostante le sue stranezze comportamentali, non avrebbe mai abbandonato la sorella di proposito. Doveva per forza essere successo qualcosa.
-Capisco la vostra apprensione- commentò Sauro- ma sembra un allontanamento volontario e la polizia non può intervenire. Che cosa pensate di fare?
-Vorremmo lanciargli un messaggio per fargli sapere che ci fidiamo di loro, qualsiasi cosa sia successa. Ci piacerebbe fargli sapere che non dubitiamo della loro lealtà e che siamo pronte ad aiutarli, qualora ne abbiano bisogno. 
-Avete già un’idea di come procedere?
Anna riprese la parola per spiegare il loro piano:
-Ci piacerebbe comparire in televisione, magari in una tv satellitare che si vede dall’estero, ma non sappiamo come fare. Per questo ti abbiamo coinvolto, ci serve qualcuno che possa aiutarci e non sappiamo a chi rivolgerci. Ci rendiamo conto che l’idea è abbastanza folle, ma non abbiamo altro modo di comunicare con loro, mentre vorremmo rassicurarli sul fatto che stiamo bene e che io non sono sola. Adele guarda molta televisione e non parla altre lingue se non l’italiano. Abbiamo una ragionevole speranza che possa vederci.
-Segue dei programmi particolari? – indagò Sauro.
-Ha una passione per il film di Audrey Hepburn, li sa tutti a memoria- disse Anna.
-Bene – l’uomo fece una pausa guardando a destra e a sinistra per mettere a fuoco i pensieri. Dopo di che proseguì: – inventeremo un servizio per lei
-Allora ci aiuterai? – Chiesero in coro le due donne.
-Certo- rispose lui- non rinuncerei per niente al mondo: le idee folli sono le mie preferite.
-E come facciamo? – si intromise Mia, mentre sgranava gli occhi -Conosci qualcuno alla televisione? Pensi di riuscire a convincerlo?
-Ho l’uomo giusto e non c’è bisogno di convincerlo, basterà chiediglielo. Al commissariato c’è un fascicolo aperto su Aldo Botto, noto presentatore di Canale Italia e azionista di maggioranza dell’omonima azienda di comunicazione. È indagato per diversi reati tra cui l’omissione di atti di ufficio e il falso in bilancio; sono sicuro che, viste le circostanze, sarà contento di collaborare.
-Ma questo è un ricatto! – sbottò Mia
-La chiamerei piuttosto una partecipazione volontaria- ribatté Sauro mentre le faceva l’occhiolino.
-Allora procediamo! – disse entusiasta la ragazza.
-Procediamo- confermarono gli altri due.
-Dunque, facciamo il punto della situazione – riprese Sauro- L’idea è più o meno questa: manderemo in onda un servizio in cui voi comparirete e potrete lanciare il vostro messaggio, sperando che Libero, Adele e Greg vi vedano.
-Però dobbiamo stare attente a non essere troppo esplicite perché potremmo metterli in pericolo- aggiunse Anna- non sappiamo chi si nasconde dietro la loro scomparsa ed è bene essere cauti. Bisogna dire qualcosa che solo loro siano in grado di capire, una specie di messaggio in codice che passi inosservato agli occhi degli altri spettatori.
-Ovvio- commentò il poliziotto- a questo penserete voi. Io mi occuperò dell’attuazione del piano.
-Urrà ! – concluse Mia, coronando l’urlo di gioia con un dolcissimo sorriso struggente.
Quel pomeriggio, a casa di Anna successe una specie di miracolo. Il nodo della paura allentò e improvvisamente si sciolse in un nastro ondulato; Il groviglio della rabbia si dipanò in un lenzuolo tirato con forza in tre punti, divenne un telo senza increspature e prese la forma di una vela gonfiata dal vento dell’eccitazione. La condivisione del più folle dei progetti aveva appianato la strada su cui proseguire, lasciando indietro i dossi del passato.
Quando Sauro uscì dal villino, poco prima di cena, era indubbiamente un’altra persona. Girò l’angolo ed entrò nel suo appartamento; si buttò sul divano, si mise le mani sulla faccia e pianse.
Pianse per la gioia, per l’attesa appagata, per il mare ormai calmo e per la pioggia passata. Pianse per l’occasione di riscatto e per la quiete arrivata, per la forza del perdono e per la vita tornata.
Quella notte l’uomo non ebbe incubi, nessun garbuglio di parole cavalcò i suoi sogni per venire a soffocarlo; dormì senza interruzioni come non gli succedeva ormai da moltissimo tempo.
Seguirono giorni di grande fermento, di scambi di idee e di frenetiche attività per i preparativi.
Il mese successivo venne reso noto il titolo della trasmissione che sarebbe andata in onda su Canale Italia il primo Dicembre: ‘ Siena omaggia Audrey Hepburn’.
La diretta sarebbe rientrata in una rassegna per la celebrazione del patrono della città a cui l’attrice pareva, secondo voci indiscrete e mai confermate, particolarmente devota. Fu inventata la notizia di una leggenda sulla presunta presenza della Hepburn a una corsa del Palio nei primi anni 50, quando l’attrice si trovava in Italia per girare Vacanze Romane. Qualcuno, disse Botto, aveva persino visto la celeberrima vespa scorrazzare sulle curve di Piazza Del Campo e probabilmente in qualche archivio si potevano ancora trovare le foto, accompagnate magari da qualche testimonianza scritta e, perché no, da una ricetta artigianale dei ricciarelli, dei quali si raccomandava di mettere in chiaro la marca nella ripresa della telecamera. Le garanzie parvero sufficienti all’organo competente per la delibera del palinsesto e la trasmissione venne approvata all’unanimità.
La cittadinanza venne invitata a partecipare come pubblico, chi voleva poteva addirittura fare la comparsa o rilasciare qualche breve intervista; diversi operai specializzati si adoperarono per montare i set delle inquadrature.
Il primo dicembre, alle 10 del mattino cominciò la trasmissione.
Aldo Botto iniziò la diretta salutando, come sempre, gli spettatori di tutto il mondo.
Dietro di lui, la città dava bella mostra di sé sfoggiando la sua sobria e naturale eleganza.
Manifesti con la faccia di Audrey Hepburn erano attaccati ai lati delle strade, ben visibili da ogni angolazione.
Con impavida e consolidata gestualità da showman, Botto raccontò le leggende sulla presenza dell’attrice in città, mescolando disinvoltamente storie di santi, leggende sul Palio e mormorii sul make-up della diva.
Mentre lui parlava, la telecamera riprendeva sapientemente particolari delle case, delle facciate e dei negozi. Sullo sfondo, gruppi di persone passavano e attraversavano la strada, perfettamente orchestrate da un regista nascosto dietro la macchina da presa.
Dall’altra parte del mondo, oltre l’oceano, un dito sottile e curato premette il tasto di una televisione.
Qualche secondo dopo, nella stessa casa, si sentì un urlo:
-Venite presto! Ci sono Anna e Mia in tv !
Libero e Greg corsero a guardare.
Con la faccia puntata sullo schermo, videro le due donne passare in lontananza tra la folla, con Mia che spingeva la sedia a rotelle. Poi successe qualcosa, cambiò il campo della ripresa e la telecamera si fermò per qualche secondo in un angolo della piazza. In primo piano comparve uno scooter, la cinepresa allargò lo zoom sul manubrio e si videro distintamente una moneta e un foglietto, simile a quello di un appunto.
Sul pezzo di carta si leggeva una scritta:
‘ Meno per più meno, siamo insieme e aspetteremo’.
Quando la scena cambiò di nuovo, Greg prese la parola:
-È un messaggio per noi- disse il ragazzo- pensano che qualcuno ci abbia costretto a partire e stanno bene. Anna non è da sola.

