Fuochi d’artificio

C’è qualcosa di magico nel modo in cui i concetti prendono forma e iniziano il loro cammino nel terreno della matematica. Qualche volta sono semplici semi che fioriscono molti anni dopo, passano di testa in testa fino a quando qualcuno mette improvvisamente in luce la loro potenza e la loro bellezza; nicchiano in un’incubazione silenziosa e a un certo punto esplodono come un fuoco d’artificio.
Sono segreti che non vanno spiegati, germogliano per amor di conoscenza e per conoscenza si insinuano tra gli interessi di qualcuno, catturano l’attenzione e qualche volta diventano ossessioni. Se ne vede il percorso se si esce dal singolo individuo e se si guarda la strada nel complesso, solo così si scorge un fiume bisbigliato che attraversa i secoli e scorre tra i sogni di qualche folle smanioso di capire.
Non sapeva Gauss che il piano complesso sarebbe stato utilizzato da Riemann per cercare i numeri primi; non poteva immaginare Riemann che la sua ricerca avrebbe indotto Turing a costruire la macchina per decriptare Enigma. La comprensione inizia per passione e non si sa dove attecchisce, cammina sul filo dei pensieri e scivola di voce in voce, di visione in visione, di tormento in tormento.
Nessuno può stabilire se i propri piedi poggiano su uno scoglio o su una terra da conquistare, in ogni caso si tratta di una zona impervia e quasi sempre è buio.

Negli anni trenta del secolo scorso un giornale americano ha riportato la scoperta di un nuovo grandissimo numero primo, ecco il trafiletto della notizia:
‘ Il dottor Samuel I. Krieger ha consumato sei matite, ha usato 72 fogli di formato legale e si è logorato non poco i nervi, ma oggi ha potuto annunciare che 231.584.178.474.632.390.847.141.970.017.375.815.706.539.969.331.281.128.078.915.826.259.279.871 è il più grande numero primo che si conosca.
Non ha saputo dire su due piedi a chi importasse.’

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