Il dodicesimo vagone
– Presto correte, raggruppatevi per l’ultima volta e sorridete, questo è un mese di festa! –
L’8, il 25 e il 26 si guardarono compiaciuti. – Parlano di noi- dissero con un tono di voce basso ma abbastanza alto per farsi sentire da tutti. Non c’era dubbio che i riflettori fossero puntati su di loro.
– Poche arie! – disse beffardo il 24 – Il giorno più atteso sono io. Ci sono milioni di bambini che mi aspettano e ogni bambino, si sa, vale più di cento adulti-
– A proposito di adulti- mormorò il 28 – qui siamo tutti un po’ invecchiati. Io comincio a sentirmi stanco. È la dodicesima volta che ci mettiamo in fila –
-A chi lo dici- rispose il 17- io quest’anno sono caduto tre volte di venerdì…una fatica che non ti dico-
-Un po’ di pazienza!- Si intromise il 9 – tra poco ricominciamo e torniamo tutti giovani-
-Eh no eh?! Prima deve arrivare il mio turno- aggiunse il 31. Fece un passo avanti e simulò l’inizio di un valzer con un accompagnatore immaginario. – Che bella sera, che momento di speranza! Tutti a ballare per festeggiare il nuovo anno. Senza di me non si va da nessuna parte!-
Stavano ancora tutti guardando il 31 che ballava da solo, quando si sentì una voce al megafono:
– È il momento del bilancio, tutti i numeri del 2017 sono pregati raggiungere il binario del tempo in direzione dell’irreversibile –
I numeri guardarono in alto e videro due frecce simili a due cartelli stradali. Sulla prima freccia compariva la scritta ‘PASSATO’, mentre sulla seconda c’era scritto ‘FUTURO’. Le cifre si avviarono silenziose in direzione del passato. 
Raggiunsero il binario del tempo e si sistemarono composti al di qua dalla riga gialla.
Si sentì il rumore di un treno e tutti inclinarono la testa per vederlo arrivare. Passarono veloci undici vagoni, uno dopo l’altro. Come tutti gli anni, nel momento del transito il tempo apparve rallentato dando a tutti la possibilità di vedere dentro.
Passò la prima carrozza e cadde il silenzio. C’erano neve alta e persone che piangevano, muri crollati sotto la montagna e soccorritori esausti. Poi dolore, tanto dolore.
I numeri rimasero muti quando arrivò la seconda carrozza. C’erano attacchi terroristici, sangue e uccisioni di massa. Poi seguirono gli altri vagoni, uno dopo l’altro e la situazione non migliorò: comparvero laghi inquinati da miniere di carbone e caldo, un caldo insopportabile. Boschi che bruciavano e fuoco dappertutto; cenere nera e desolazione senza vita.
Arrivarono i vagoni dei missili e delle armi nucleari, delle risate grasse e della superbia; uomini accecati dal potere e arroganza senza fine.
Dopo l’undicesimo vagone i numeri rimasero fermi e guardavano fissi nel vuoto.
– Che si fa?- chiese con un filo di voce il 14 – Io non ho tanta voglia di ricominciare.
– Nemmeno io- aggiunse il 7 con la voce piena di tristezza.
– Torniamo a casa – ribadì il 2. Tutti i numeri cominciarono a sparpagliarsi e si avviarono mesti in direzioni differenti.
In quel momento il 13, che era timido e grassottello, si fece coraggio e prese la parola. – Fermi, aspettate!- Le cifre si voltarono e si misero ad ascoltare. Il 13 riprese.
-Tornate qui, non tutto è perduto. Abbiamo ancora la speranza. Ci sono tante persone che lavorano in silenzio per migliorare le cose. Anche loro si scoraggiano, piangono e qualche volta sprofondano nel buio. Ma si rialzano e alla fine resistono. Volete sapere come fanno? Credono che sia possibile un mondo migliore. Questo è il segreto che anima la volontà di chi non cede: PER CAMBIARE LE COSE, BISOGNA CREDERE CHE SIANO DIVERSE. –
– Ha ragione il 13, io credo che siano diverse- disse l’Uno drizzando la testa sulle spalle, più in alto che poteva, Poi aggiunse: – Lo credo per me e voglio crederlo con tutte le mie forze per quelli che vengono dopo di me. –
Il 2 si sentì chiamato in causa e l’abbracciò commosso. – Grazie amico- Poi allungò la mano verso il 3 e ripeté: – Per me e per quelli dopo di me’-
Partì una catena di strette di mano, una staffetta e un mantra di parole che si ripeteva come un inno di speranza tra ogni numero e il suo successivo: ‘Per quelli dopo di me’.
In pochi secondi tutti i numeri furono allineati.
– Correte, sta per iniziare!- Disse la voce al megafono. I numeri partirono uno a uno in direzione del FUTURO; uno alla volta si lanciarono nel vento e planarono sul foglio bianco, perfettamente ordinati.
Il numero 31 fu l’ultimo a lanciarsi, quando fu il suo turno arrivò con un giro di valzer e volteggiò nell’aria con una piroetta. Prima di saltare si levò il cappello e fece un inchino verso un publico che non c’era. – La vita è una ballata, godetevi la danza- Poi sorrise e si lanciò.
Il primo dicembre il calendario uscì, i numeri c’erano tutti.

