L’accolita degli scontenti

-Andiamo laggiù! – gridò il primo della fila.

– Sì andiamo! – si unirono gli altri in coro.

-Sbrighiamoci o faremo tardi!

Una folla di persone prese a correre come una nuvola scomposta, avanzando tutti nella stessa direzione. 

Quelli davanti avevano le braccia alzate e procedevano agitando le mani; dietro di loro qualche decina di ragazzi brancolava smodatamente e si lasciava guidare inneggiando alla libertà.

Dopo qualche ora, il gruppo prese a rallentare: tutti erano stanchi e affaticati.

– Quando arriviamo? – chiese un giovane da dietro – Sembrava di essere più vicini…

– È vero – commentò una ragazza bionda poco più in là – di strada ne abbiamo fatta tanta.

Si voltarono a guardare e riconobbero in lontananza il paese da cui erano partiti, un piccolo agglomerato di case che appariva adesso indefinito e sfumato. 

Si fermarono al lato della carreggiata per riprendere le forze, all’ombra di una grande quercia.

Dopo qualche minuto, sentirono sopraggiungere dei passi e si posero in ascolto. 

Di lì a poco videro comparire un’altra comitiva, numerosa all’incirca come la loro. Era composta da persone in là con gli anni che avevano i capelli grigi e il viso raggrinzito, forse per l’età e forse per il sole.

-Buon giorno – dissero quando furono vicini.

-Dove state andando? – Chiese uno dei ragazzi.

-Stiamo scappando – risposero insieme gli anziani. 

Tutti tacquero; i due gruppi rimasero per qualche secondo a guardarsi con curiosità. Poi un uomo cominciò a spiegare. Aveva dei baffi lunghi e brizzolati su cui si appoggiava un naso leggermente all’ingiù.

-Siamo in viaggio da un po’ ma non riusciamo ad arrivare. È trascorso tanto tempo e abbiamo perso di vista il luogo da cui siamo partiti; tornare indietro sarebbe troppo lungo e ci vediamo costretti a proseguire. La nostra meta è là, nell’esatto punto di convergenza dei due bordi della strada: il punto di fuga. 

-Siamo diretti là anche noi! – Dissero i giovani – Da cosa scappate?

-Da tutto! Dall’inquinamento, dalle ingiustizie, dai politici … abbiamo mille motivi per essere scontenti. 

Una signora con la permanente un po’ afflosciata sbucò dalla terza fila:

-Il mondo non va più come dovrebbe andare – disse con impeto – non c’è nessuno che si fermi alle strisce pedonali, nessuno che ceda il posto sull’autobus, nessuno che riconosca la propria incompetenza su qualcosa. Tutti si intendono di tutto, vi pare possibile? Una società così non la vogliamo! E voi, invece, da cosa fuggite?

-Idem, non siamo contenti del posto in cui viviamo e andiamo via per trovarne uno migliore.

Pietro, un giovane magro e bassino con la maglietta verde, prese la parola per fare una domanda.

-Esattamente da quanto siete in viaggio?

-Ecco… vedete… – disse l’uomo con i baffi mentre gesticolava con le mani in modo confuso – sembra incredibile ma non lo sappiamo. Abbiamo perso ogni riferimento con il calendario. All’inizio tenevamo il conto dei giorni, poi ci siamo demoralizzati e abbiamo smesso di farlo. È molto avvilente l’idea di viaggiare e di non arrivare!

-Capisco – riprese il ragazzo – non vorrei essere impertinente ma… mi chiedevo… giusto per farsi un’idea … insomma ecco … quando siete partiti, i vostri capelli di che colore erano?

-I miei marroni! – Disse una donna sorridente che al momento esibiva una bella testa argentata. 

-Io ero bionda come l’oro – affermò un’altra con un moto di orgoglio un po’ vintage e un po’ à la page.

-E io avevo una chioma piena di riccioli! – dichiarò un uomo inesorabilmente calvo.

I ragazzi si guardarono stupiti, increduli per quanto avevano ascoltato.

-Ma come è possibile – bisbigliarono tra sé.

-Io un’idea di come andrà a finire me la sono fatta – aggiunse l’uomo – ma è una conclusione del tutto personale. Ci rimugino da qualche tempo; non saprei dire quanto, però.

-Sarebbe? – Chiesero i giovani.

-Sarebbe che forse non arriveremo mai! – disse tutto d’un fiato –  Del resto, se siamo invecchiati significa che è passato davvero molto tempo.  È pazzesco, vediamo il punto fuga a occhio nudo e non riusciamo a raggiungerlo!

Cadde un silenzio improvviso. Gli anziani abbassarono gli occhi contemporaneamente, spinti forse dall’istinto di non guardare la realtà dei fatti.

I ragazzi rimasero ammutoliti e immaginarono, ciascuno nella propria regione corticale, di avere in sorte lo stesso destino. Si voltarono e constatarono, con un certo sgomento, che il paese da cui erano partiti non si vedeva più.

-Ma come?! – disse qualcuno- fino a poco fa si vedeva!

-È stato così anche per noi – commentò l’uomo con i baffi e il naso all’ingiù – di punto in bianco l’abbiamo perso di vista. 

Stavano per esplodere in un pianto collettivo quando sentirono il suono di una trombetta arrivare da dietro. Tutti si voltarono e videro un individuo di mezza età che esibiva sulla fronte un ciuffo fresco di parrucchiere e sul resto del corpo un’abbronzatura scrupolosa. L’uomo avanzava e muoveva le gambe a ritmo di musica. 

-Posso aiutarvi io, ho una soluzione per ogni problema! – Disse quando fu vicino. 

I primi della fila notarono che il singolare figuro aveva un dente d’oro tra gli incisivi e dei gemelli di brillante sui polsini della camicia consunta. 

-E lei chi è? – Chiesero i due gruppi all’unisono. 

-Nino RisolviTutto, a vostra disposizione. Sono il genio del posto, modestamente. Raccontatemi la vostra storia e vediamo come posso aiutarvi.

-Che facciamo? – Si chiesero sottovoce i giovani e gli anziani – Gli diciamo quello che è successo? Non sembra mica tanto affidabile…

Un mormorio diffuso si propagò come uno sciame passando tra i volti, i gomiti e i le ginocchia sudate.

-Per quel che abbiamo da perdere … se davvero può aiutarci vale la pena di perdere qualche minuto. Sentiamo che cosa ci propone e poi decidiamo.

-Vabbè, sentiamo – sentenziò la maggioranza.

Si sistemarono in un grande spiazzo a lato della grande quercia e cominciarono a parlare. Gli esponenti dei due gruppi inquadrarono la situazione, narrando per filo e per segno tutta la vicenda. Raccontarono con dovizia di particolari di come fossero partiti, carichi di entusiasmo, in cerca di una felicità sconosciuta e di come si fossero inspiegabilmente persi, nonostante avessero camminato su una strada diritta, con il traguardo fisso davanti agli occhi. Il punto di fuga, la meta dei loro desideri, pareva allontanarsi man mano che loro procedevano; la distanza si allungava incomprensibilmente e gli impediva di arrivare. 

L’uomo col ciuffo ascoltava e annuiva mentre si toccava il mento per sembrare ancora più intelligente di quanto, a suo avviso, apparisse in modo naturale.

Alla fine, dopo aver raccolto tutte le informazioni necessarie, si ritirò per riflettere.  Disse di aspettarlo lì, senza andare né avanti né indietro e senza guardare nelle due direzioni: lui sarebbe tornato a breve con un piano sul da farsi.

Dopo qualche ora, finalmente, lo videro riapparire. Aveva con sé un cerchio nero con un buco nel centro, un disco tanto grande da superarlo in altezza ma abbastanza leggero da essere trascinato a mano.

-Ecco qua – disse con soddisfazione.

-Che cos’è? – Chiesero tutti in coro.

-Come, non si vede? È il punto di fuga, quello che state cercando. Lo appenderemo in piazza, all’ingresso della grotta dei desideri. Fidatevi, troverete la strada per la felicità e anche molto altro… diventerete ricchi!

-Ma noi non vogliamo diventare ricchi – protestò qualcuno dei giovani- vogliamo un mondo migliore!

-Parla per te, giovanotto! – commentarono gli anziani con disincanto – Noi a questa età prendiamo quello che viene. Qualsiasi cosa è meglio di camminare ancora!

Tra l’incertezza e il brusio generale, tutti seguirono l’uomo col ciuffo e per qualche tempo non si videro in giro. 

Qualche mese dopo, un nuovo gruppo giunse da un paese lontano e arrivò in prossimità della grande quercia. Si fermarono per cercare riposo quando videro una freccia con l’indicazione di svoltare a destra.

-Ci siamo, ci siamo! – dissero con entusiasmo.

-Evviva! Abbiamo fatto bene a proseguire!

Tra le grida di giubilo e i reciproci complimenti, il gruppo si incamminò nella direzione indicata.

Si trovarono in una piazza piena di gente. Ai lati, numerose bancarelle vendevano magliette, lattine e cartoline con l’immagine del grande buco. Al centro, una fila di persone si snodava come un serpente attorcigliato. 

-C’è un biglietto da pagare – disse qualcuno dopo aver preso informazioni.

-Poca roba, rispetto a quello che si trova dentro! – Commentò un signore con i baffi argentati e il naso all’ingiù, mentre distribuiva volantini per promuovere il tour.

-Perché, che cosa si trova? 

-Un sacco di cose belle. Gente che ride, spiagge incontaminate, palme, cori di allegria e cibo, tanto cibo per tutti! Ci si può entrare mille volte, è sempre un’esperienza nuova! Sapete, ci sono delle proiezioni sulle pareti con la Coppa Italia del prossimo anno! E poi, come se non bastasse, è possibile vedere la nostra immagine dentro ogni spiaggia incontaminata, con tanto di selfie distribuiti all’uscita. Roba da non credere!

-Che meraviglia, entriamo anche noi!

Così, uno alla volta, tutti i membri di quell’ennesimo gruppo entrarono nella grotta dei desideri. Ciascuno trovò quello che cercava, irretito dal canto di una sirena disegnata per lui.

La zona della grande quercia divenne famosa in tutto il mondo; furono allestite stazioni di pullman e voli low cost con tanto di pentole vendute durante il tragitto.

Nessuno volle più scappare dal proprio paese o meglio, tutti accettarono di scappare temporaneamente per poi tornare appagati.  

Sole, divertimento, musica e cibo nelle proiezioni di una grotta.

Se il punto di fuga era un miraggio, loro avevano trovato il paradiso.

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