Il nastro di Möbius

Quando guardo il nastro di Möbius mi viene in mente l’anima.

È una striscia bidimensionale che invece di chiudersi a cerchio fa una mezza torsione e forma quella specie di OTTO su cui è possibile scivolare in qualsiasi momento del giorno e della notte.

La sua particolarità rispetto a un  comune braccialetto è che, se si decide di percorrerlo, ci si trova a passare dal fuori al dentro senza accorgersi di essere entrati, si perde la percezione del confine e si realizza a un tratto che il limite non c’è.

Si può sfiorare con la punta delle dita o decidere di camminarci sopra, il tragitto sarà sempre misterioso.  Nessuna porta e nessuna recinzione a dividerci dalle interferenze, nessun segno di frontiera per indicare sentieri a rischio e panorami mozzafiato.

Ci si ritrova lì, passo dopo passo e luna dopo luna, convinti di avere un ombrello per la pioggia e una tazza di caffè … e invece non abbiamo nemmeno la valigia.

Solo i ricordi sono vivi e per la prima volta dopo un giro riusciamo a guardarli con lucidità.  È l’esperienza che ci portiamo dentro, la luce che illumina la strada, l’odore della casa. Poi di nuovo ci scopriamo fuori e per qualche istante rimaniamo a mani nude, scalzi e frastornati.

Chiudiamo gli occhi, abbiamo superato la torsione e inizia la salita. C’è un solo modo per affrontarla, dobbiamo riuscire a portar fuori il bagliore silenzioso che abbiamo visto dentro.

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