La bicicletta con le ruote quadrate

Finalmente, dopo aver contato 2723 pecore, Giulio si addormentò.

Cadde in un sonno profondo e si trovò al bordo della staccionata, tra le pecore che aveva contato.

  • Che fatica!- disse a voce alta. – Come mai saltate tutte dall’altra parte?
  • Saltiamo perché non abbiamo ancora imparato a scavalcare – Disse la pecora più piccola, che era chiara e ben pettinata. – Continuiamo finché non si addormenta anche l’ultimo bambino della città; se ce n’è uno col mal di pancia proseguiamo fino all’alba!
  • Capisco- disse Giulio pensieroso. – E se qualcuno si addormenta e poi si risveglia? A me qualche volta succede se faccio un brutto sogno…
  • Eh no- ribatté la pecora- qui ci si occupa solo dell’addormentatura. Per i sogni bisogna andare dai ciclisti, nel reparto del Saltingiro.  È laggiù, in fondo a destra.

Giulio guardò nella direzione indicata dalla pecora e vide una radura vuota, un grande spazio senza case né alberi che si perdeva a vista d’occhio nel buio della notte.  Salutò la pecora e si mise a camminare, certo che prima o poi avrebbe trovato qualcosa.

Camminò per 17 minuti senza incontrare niente, poi improvvisamente inciampò.

  • Che cos’è stato?- disse guardandosi tra i piedi. Si accorse allora che il terreno aveva una forma strana; non più piatta e regolare ma increspata come la sagoma del Toblerone, solo più tondeggiante.

In quel momento sentì il trillo di un campanellino e vide arrivare un signore a bordo di una bicicletta scassata. Giulio lo guardò e notò che aveva una sciarpa a righe e uno strano cappello a punta da cui spenzolava un pon-pon a forma di stella, quasi completamente scucito.

  • Per tutti i Santi della Pista ciclabile – tu sei un bambino!
  • Sì – disse Giulio- E tu chi sei?
  • Sono il ciclista n.17, pronto a servirti. Prima, però, devo dare una gonfiatina alle gomme, sennò si va poco lontano.

Il ciclista scese di sella e appoggiò la bici sul tronco di un albero che, avrebbe giurato Giulio, poco prima non c’era.

  • La tua bicicletta ha le ruote quadrate!- Esclamò Giulio con grande sorpresa.
  • Sì certo – ribatté il ciclista – Se il suolo è liscio, la ruota è circolare, altrimenti non gira. Ma se il suolo è circolare, caro mio, la ruota deve essere liscia.  Adesso ti spiego, mettiti comodo –

Giulio si guardò intorno e vide una sedia che, era sicuro sicuro sicuro, prima non c’era. Davanti alla sedia una lavagna. Il ciclista numero 17 prese un gesso e cominciò a disegnare.

  • Vedi queste gobbe del terreno? Sono i sogni delle persone. I sogni, si sa, sono ondulati; vanno in alto e poi scendono, seguono i colori dell’anima. Sono spinti dall’entusiasmo e dalle risate, risentono delle paure e portano con sé l’andamento delle delusioni. Non è facile muoversi sui sogni degli altri; bisogna procedere con cautela, senza calpestarli. Serve un mezzo che li tocchi quanto basta per attraversarli, con grande cura. Ora guarda, le ruote della mia bicicletta toccano il terreno in un solo punto, istante per istante hanno un solo punto di contatto con la superficie ondulata su cui si muovono. Del resto, anche per le ruote circolari funziona così quando rotolano su un terreno piatto – Giulio guardava con gli occhi sgranati. Il ciclista sorrise, fece una pausa e poi riprese: – Sai un’altra cosa? Il lato del quadrato è lungo esattamente quanto una gobba- Estrasse dalla tasca un metro da sarta e lo srotolò sulla lunghezza del lato, mise il dito nel punto esatto della misura e adagiò il nastro graduato sulla curva del dosso . – Vedi? Sono lunghi uguali…i sogni devono essere percorribili! –
  • Posso fare un giro?- Chiese Giulio
  • Mmmmm…va bene, ma solo fino alla casetta arancione. Lì ci sono i sogni degli innamorati, non dovrebbero accorgersi se cadi. Poi torna subito qui!

Giulio non se lo fece ripetere, inforcò la bici e cominciò a pedalare.

  • Ehi, numero 17, è una cosa bellissima! – gridò il bambino mentre girellava sulla bicicletta – Come mai non sento le cunette? Mi sembra di andare in pianura!
  • Hai la sensazione di muoverti in piano perché il centro delle ruote rimane ad altezza costante e dunque anche il sellino conserva la stessa distanza dal suolo, come se percorresse una retta orizzontale. Ora scendi, è quasi l’alba e devo scappare a gambe lavate.

Giulio rimase un attimo perplesso e si chiese come mai il ciclista volesse lavarsi le gambe prima di partire. Poi pensò alla mamma, che la sera gli faceva lavare i piedi prima di andare a letto e tutto gli sembrò più chiaro – Si vede che per camminare sui sogni bisogna avere i piedi puliti- pensò.

  • Come faccio a tornare a casa?- urlò d’un tratto, prima che il ciclista scomparisse in lontananza.
  • Devi andare dai fonici, nel reparto del Cembalo. È laggiù, in fondo a destra.

Giulio camminò finché non vide delle fiammelle che volteggiavano nell’aria. Si avvicinò alla prima scintilla e sentì il suono di un clacson in lontananza, poi andò vicino a un’altra e avvertì distintamente il rumore della porta dell’ascensore che si apriva e si chiudeva; giusto il tempo di notare una terza fiammella e sentì la voce della mamma:

  • Giulio… Giulio svegliati, devi andare a scuola!

Aprì gli occhi e vide che era in camera sua, nel suo letto, tra le sue cose di sempre.

  • Mamma, ho sognato una bicicletta con le ruote quadrate!

La mamma sorrise e lo baciò sulla fronte.

  • Tesoro mio, una bici con le ruote quadrate non può muoversi, non esiste.
  • Esiste mamma, esiste. E ti giuro che si muove!

Qualche anno dopo Giulio diventò grande e inventò la bicicletta con le ruote quadrate. Oggi il suo  progetto si trova a New York, al MoMath-Museum of Mathematics. Vicino alla pista c’è un piccolo cartello, visibile solo ai matti e ai bambini.  Vi sono impressi il numero 17 e una scritta arancione, talmente sottile da sembrare trasparente: ‘Chi entra nei sogni degli altri deve avere i piedi puliti’.

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