L’illusione del presente

Per descrivere il moto di un corpo occorre considerare la variazione parallela di due grandezze: la posizione dell’oggetto e il tempo che passa durante il suo spostamento.
Due variabili descrivono il fenomeno, due lettere che assumono valori in continua trasformazione e hanno unità di misura differenti; sono lo spazio percorso e il tempo necessario a percorrerlo, la lunghezza della strada e la durata del viaggio, i tre chilometri da casa e la mezz’ora di cammino per arrivare sulla porta.
Le due quantità non sono indipendenti perché la posizione dipende dall’istante in cui si fa la stima: a ogni frazione di secondo corrisponde un luogo destinato a cambiare nell’istante successivo, il passo segue la lancetta e insieme a questa descrive il movimento.
La coppia (istante, posizione) inquadra l’anima dell’instabilità e invita l’attenzione a soffermarsi lì, sul quando e il dove di ciò che sta scorrendo. È il tracciato di una realtà che si trasforma, il tentativo di afferrare l’essenza del passaggio e di toccare col pensiero il cambiamento.
Un istante per ogni posizione, per ogni zona un attimo che ha visto tutto ed è dovuto ripartire; spazio e tempo parlano lingue differenti ma raccontano ciò che non è facile da dire. Il loro rapporto è l’andatura dello scatto che separa l’oggi dal posto di domani; dà la velocità, descrizione segreta del momento in cui chiudiamo il pugno e sentiamo che la sabbia ci sfugge dalle mani.

 

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