Newton, Leibniz e la Brexit

Isaac Newton e Gottfried Leibniz furono gli inventori del Calcolo Infinitesimale. L’Inghilterra e la Germania i teatri delle loro scoperte: Cambridge e Londra da un lato, il Continente dall’altro.

Newton era un uomo di scienza; si occupava di fisica, di chimica, di idrodinamica e per questioni tecniche arrivò alla matematica. Voleva trovare una formula per ricavare la velocità istantanea, la legge che consentisse di manipolare il rapporto tra spazio percorso e il tempo impiegato a percorrerlo quando l’intervallo di tempo era talmente piccolo da approssimarsi all’attimo.Si prefiggeva di catturare il rapporto tra grandezze che valevano poco o quasi niente e quel niente lo faceva imbarazzare. Tra due istanti vicinissimi le posizioni erano quasi attaccate; il rapporto tra spazio e tempo dava luogo alla frazione 0/0 che era priva di significato. Newton Le chiamava quantità evanescenti, intervalli di valori infinitesimi che collassavano sui punti di partenza, misure che da piccole diventavano piccolissime e alla fine si annullavano, frammenti da catturare nell’istante esatto in cui svanivano.

Leibniz era un filosofo, storico e giurista. Voleva fornire un metodo che consentisse di inquadrare le conoscenze scientifiche in un sistema universale fondato su criteri di logica e oggettività; aspirava a tradurre i procedimenti del pensiero in simboli da manipolare per giungere a nuove verità. La matematica doveva risultare parte di questo ordinamento e le differenze infinitesime fornivano il pretesto per la costruzione di un nuovo metodo generale in cui fosse possibile gestire rigorosamente variazioni prossime allo zero. Introdusse delle notazioni che consentivano di maneggiare gli incrementi infinitamente piccoli di x e di y come se fossero stati incrementi discreti, non esisteva ancora il concetto di funzione e Leibniz, avvalendosi dell’idea geometrica di tangente a una curva, definì un’operazione che lavorava su valori infinitamente vicini delle variabili.

I due scienziati lavorarono in contemporanea, entrambi contribuirono alla costruzione di quella che viene considerata, dopo la geometria euclidea, la più grande creazione di tutta la matematica. Si è discusso a lungo sul fatto che uno dei due potesse aver condizionato l’altro e su chi meritasse il riconoscimento di effettiva paternità sul calcolo infinitesimale; oggi si è propensi a pensare che entrambi siano arrivati alla formulazione del metodo in modo indipendente e che la loro diversa impostazione confermi l’originalità del loro genio. Dopo la morte dei due protagonisti  si dibatté per molto tempo in merito e la questione assunse connotazioni di carattere politico: la società britannica si schierò dietro Newton mentre i matematici continentali sostennero la precedenza di Leibniz. L’attrito tra i seguaci dei due prese la forma di un conflitto scientifico che degenerò in atteggiamenti di chiusura e di isolamento culturale.

Per decenni gli inglesi si rifiutarono di studiare le opere degli europei e di utilizzare il simbolismo di Leibniz e rimasero per questo arretrati rispetto al continente.

Fu una Brexit di carattere culturale che lasciò un segno e tra le righe un monito, la profezia di risultati dissonanti: chi fa da sé fa per tre ma gli altri sono un passo avanti.

Collaborare è un gesto, sorridere e poi fare l’occhiolino; è stringere una mano nella mano e procedere insieme nel cammino. Chi collabora va in molte direzioni, talvolta all’apparenza inconcludenti; ma non si può sapere dove arriva perché il sentiero è ricco di affluenti. La collaborazione è un ponte che unisce molte rive, produce risultati affascinanti; moltiplica pensieri e alternative, cammina sulle spalle dei giganti.

 

 

Potrebbero interessarti anche...